Spesso si da troppa importanza alla volontà. Volere è potere, questo ci hanno insegnato da sempre. Come se tutto dipendesse da noi, come se bastasse volere, piegare la propria volontà per giungere al risultato. E quando questo risultato non arriva la risposta era sempre la solita: è perché non ti sei impegnato abbastanza, è perché non lo vuoi davvero.
Non credo che la dinamica sia così semplice, e non penso neanche che convincersi che lo sia aiuti realmente a qualcosa. Certo un discorso del genere serve ed è sempre servito a spronare le persone a prendere una decisione, a non rimanere nel limbo dell’indifferenza, a far qualcosa della propria vita. Però con onestà intellettuale bisogna dire, ancora una volta, che non è così semplice.
E’ la nostra volontà che determina chi siamo, ma non è così semplice indirizzarla. Spesso si crede di voler qualcosa, ci si impegna per ottenerlo, ma in fondo in fondo, la verità è che il nostro volere non tiene conto di chi siamo, della situazione circostante, degli stati d’animo contingenti. Così si è destinati al fallimento, allo scoraggiamento e quindi ad un morire progressivo.

Non fa male?!?!? Fa malissimo!!!
E’ giusto che noi determiniamo chi siamo sulla base della nostra volontà e non sulla base del caso, delle occasioni, delle situazioni, ma è anche vero che bisogna uscire dalla dinamica del prima e del dopo, del prima la volontà, poi l’azione. Il prima e dopo influenza quasi tutti gli aspetti della nostra vita, ed è fondamentalmente sbagliata: ciò che viene dopo non necessariamente è migliore di ciò che viene prima, oggi non è detto stiamo meglio di ieri, il progresso non è detto sia realmente un’evoluzione.
Bisogna imparare a ragionare ed agire a spirale. E’ una continua dinamica di esperienza, riflessione, ed azione. Un mero esercizio di volontà sulla base di un’idea, un’ideale, spesso non conduce da nessuna parte se non ad una frustrazione. La volontà, per essere realmente tale, è qualcosa che si deve esercitare in maniera naturale, è come il respiro, nessuno si ricorda di respirare, così come nessuno dovrebbe ricordare di compiere un atto di volontà solo perché va fatto. Ogni azione, per la coerenza di cui parlavo prima deve essere espressione di chi siamo, ecco perché dobbiamo continuamente lavorare su noi stessi, cercando di portare al massimo possibile le nostre potenzialità, i doni che ci sono stati fatti, primo fra tutti quello della vita.
Ecco qualche spunto che mi sento di dare in merito:
Il risultato
Il risultato è il motore che ci deve mettere in movimento, ma non bisogna aver fretta di raggiungerlo.La pazienza è fondamentale. Ottenere un risultato è frutto di numerosi atti di volontà, i quali spesso non sono così determinanti, nè così vincolanti. Capita frequentemente che ci contraddiciamo da soli: il nostro cedere non deve scoraggiare, anzi, deve far ripartire la spirale ed innescare un nuovo atto di volontà.
L’esempio
Ho spesso parlato della necessità di testimoni credibili. E’ importante che troviamo qualcuno che ci abbia preceduto sulla nostra stessa strada e che sia riuscito ad arrivare sino in fondo. Talvolta non è così semplice, e questi esempi non sono alla portata nè amano mettersi in mostra. Sta a noi dunque trovarli, scovarli mentre sono al lavoro per raggiungere lo stesso risultato che cerchiamo noi, oppure che già lo stanno mettendo a frutto. Non è possibile determinarsi, non si può esercitare la propria volontà basandosi sulla teoria. Bisogna sporcarsi le mani, vincere la tendenza a poetizzare la vita, guardare gli ostacoli che ci allontano dalla meta, chiamarli con il loro nome, e capire come altri prima di noi ce l’hanno fatta.
Compagni di viaggio
E’ bene non essere soli. Nessuna volontà si esercita staccata dal contesto. E’ bene trovare compagni di viaggio, se non fisicamente vicini, almeno negli intenti. La comunione con altre persone che condividono gli stessi valori e gli stessi obiettivi non può che favorire ed alleviare il percorso.

Ci sono però percorsi che si devono fare soli. Ci sono mete che non si possono raggiungere che soli. In questo caso è importante qualcuno che stia lì a salutarci quando partiamo e ad accoglierci quando arriviamo. Non si può sottovalutare la necessità delle relazioni umane. Ogni meta è inutile se priva di relazioni, e nessuno è disposto ad impegnarsi per un traguardo inutile.
Chiedere aiuto
Non tutti sanno o vogliono chiedere aiuto. Esprimere la propria volontà, impegnarsi per diventare chi vogliamo è spesso una lotta, una lotta contro circostanza avverse e talvolta, la maggior parte delle volte, contro noi stessi. E’ proprio la difficoltà a modulare la nostra persona, le nostre inclinazioni, il nostro corpo, i nostri istinti, a rendere più complicato il percorso. In questi casi non bisogna aver paura di chiedere aiuto, anche se sembra ancor più difficile di tutto il resto, anche se il nostro senso del pudore ci invita a fuggire. Non si lascia incancrenire un piede, perché in fondo è solo un piede! Bisogna avere il coraggio di mostrarlo ad un medico, perché ne vale di tutta la nostra vita.
Alte vette
Calibrare la propria meta è fondamentale. Dovrebbe sempre essere quel giusto da non permetterci di cadere nello sconforto, nello scoraggiamento, ma allo stesso tempo, non troppo vicina da non consentirci di esprimere al massimo le nostre potenzialità, di spronarci ad un miglioramento. Vi deve essere una progressione, una roadmap, ben calibrata. Bisogna imparare un po’ anche a prendersi in giro, prendere in giro le forze che in noi ci invitano alla comodità a rimaner fermi, ad accontentarsi, ad evitare la fatica.
Forza di volontà?
In definitiva, non è solo questione di forza di volontà. La forza di volontà è uno strumento, strumento che come ogni altro va indirizzato, va domato, va usato con sapienza. Ciò che è in gioco è il progetto di una vita, non l’affermare sé stessi in qualche singola situazione specifica.
