Flash una tecnologia morta?
20 febbraio 2010

Se c’è qualcuno che sta portando ostinatamente avanti questa tesi è sicuramente Apple. La non inclusione di Flash player in tutti i suoi dispositivi mobili ne è una prova schiacciate. Oltretutto, i vertici dell’azienda non lasciano lesinare critiche feroci a riguardo!

Flash è una tecnologia nata ormai 15 anni fa in seno a quella che allora era Macromedia, adesso acquisita da Adobe. Da allora si è sicuramente evoluto sempre più in complessità e potenzialità. All’inizio della diffusione del web, infatti, ogni sito internet non era altro che una pagina di steso, formattato alla meno peggio, nella quale l’unica interazione possibile all’utente erano i link, i collegamenti tra le varie pagine. I browser, allora Internet Explorer 3/4 e Netscape, erano veramente qualcosa di innovativo quanto tremendo! Diverse società allora cominciarono a sviluppare dei plug-in che consentissero di inserire animazioni e veri e propri software interattivi all’interno delle pagine.

Primo a diffondersi fu java che con le sue applet consentiva di programmare software per il web, quasi contemporaneamente macromedia con flash mise a disposizione degli sviluppatori uno strumento più orientato alle animazioni in grafica vettoriale. Proprio quest’ultima tecnologia ha avuto la meglio! Flash consentiva ai grafici di creare animazioni in maniera visuale senza conoscere nessun linguaggio di programmazione. Java, invece, era più orientato agli sviluppatori di software che tuttavia in quel periodo si disinteressavano ad internet. Nel tempo flash è diventato sempre più simile a java senza perdere i suoi punti di forza. E’ stato davvero un successo lasciando a java il desktop ed i dispositivi mobili. Oggi è difficilissimo trovare un sito web che implementi un’applet java.

Ed oggi cosa sta succedendo?

Dal 2001 ad oggi i browser si sono evoluti con lentezza e spesso in maniera disordinata. Il plugin flash, invece, implementava tutte le funzionalità avanzate che in realtà si sarebbero dovute trovare direttamente sotto il cofano di qualsiasi client web! Questo è quello che sta succedendo oggi. I browser si evolvono ad una velocità sconvolgente, diventano sempre più veloci ed implementano tecnologie avanzate e soprattuto standardizzate: javascript, CSS2/3, XHTML e qualcuno anche HTML5.

Con queste tecnologie, in effetti, Flash diviene assolutamente marginale. Il vantaggio inoltre di non usare un plugin è che ogni elemento di una pagina può interagire con gli altri direttamente, senza dover far uso di API complicate e soprattuto fuori standard.

Sì oggi un sito web è davvero all’avanguardia se non utilizza altro che i CSS e Javascript. Sono pochi infatti i siti internet che si basano interamente su Flash, ed anche questi ben presto verrano ridisegnati.

Flash è quindi obsoleto?

Oggi no, ma le tendenza è sicuramente quella di abbandonarlo. Adobe farebbe bene forse ad inserire elementi di progettazione web nel suo splendido Photoshop e cercare di riqualificare flash nel contesto.

Per approfondire:

  • Sito web di Apple nel 1997, bella differenza vero?
  • Cappuccino, framework javascript per applicazioni web/desktop che non hanno nulla da invidiare al Java.
  • Flash, su Wikipedia, un po’ di storia non fa mai male!
Ogni vocazione è mattutina
18 febbraio 2010

Tutti noi siamo creature ed una creatura umana è una persona che già esiste, esiste nella sua interezza, ma anche una persona che via via si formerà nel tempo. Creatura è al tempo stesso un presente ed un futuro. Una creatura è un divenire, un compiersi un crearsi.

Che il tempo scorra se ne sono accorti tutti! Proprio per questo scorrere, che muta tutte le cose, che nel turbinio del nascere e morire genera continue novità, ognuno di noi cerca per sé ciò che appare più duraturo possibile, immutabile, stabile. La casa in muratura, il lavoro sicuro, i soldi, la forma fisica smagliante, l’amore di tutta una vita, il gruppo fisso di amici…

La ricerca di stabilità è umana e nelle sue dimensioni sane anche normale. La vita però non è fatta da una “prospettiva di fondo”, un’opzione fondamentale che delinea e ripercorre tutta la nostra storia.

La vita è fatta di mattine, pomeriggi, sere, risvegli, torpori, passeggiate, uscite, studi, professioni. Una ripetitività che potrebbe turbare, soprattutto se sempre uguale e senza prospettive, oppure tiranna ed asfissiante. Tuttavia è proprio in questa ripetitività che Dio chiama ogni giorno.

La nostra vocazione, si gioca giorno per giorno. La vocazione è l’insieme di singole scelte, di singole decisioni, di singoli atti d’amore in comunione continua con il Signore che chiama e guida continuamente, ogni mattina, la sua creatura all’amore.

Nel turbinio di azione e contemplazione, attesa e desiderio, errore e rimedio, scegliere e lasciarsi scegliere, emerge il miracolo del compiere e del compiersi.

(Ispirato da A. Cencini, Luce sul mio cammino, edizioni Paoline)

Web log, we blog, weblog, blog.
17 febbraio 2010

Ho parlato spesso di web 2.0, e d’altronde questo sito non è che l’ultimo dei frammenti di questo modo di concepire internet. Una delle novità più diffuse della rete democratica è sicuramente il blog, o per meglio dire il weblog. Cosa è di preciso un blog? Dal punto di vista tecnologico niente di sconvolgente, è soltanto uno spazio su internet con un elenco di interventi (articoli?) scritti in formato HTML e poco altro. Ma qual è davvero la forza di un blog, e quali i suoi limiti? Un blog da un punto di vista umano e sociale è uno spazio disponibile, aperto, in cui tutti hanno la possibilità di esprimersi, di comunicare sé stessi e le proprie idee.

Blog!

Per fortuna un blog non si nega a nessuno!

Ciò che limita fortemente un blog e lo caratterizza è il movente. Perché un blog? Per quale motivo scrivere su internet. Si potrebbe dire semplicemente per divulgare le proprie idee, le proprie riflessioni, per condividere con altri i propri studi, il proprio lavoro. Tutte intenzioni belle e nobili se non si scontrassero con una tremenda verità: il we blog nella maggior parte dei casi è semplicemente in i blog. In altre termini, la maggior parte delle parole scritte su internet, non verrà letto mai da nessuno, e questo ogni bravo blogger lo sa bene, tanto è vero che si ammazza per farsi indicizzare da google e per farsi linkare nei social network.

Sembra che in città ci sia qualcuno che non è finito mai in TV.

Ma allora, perché la gente (io incluso!) spende energie a scrivere su di un blog?

Secondo me basta andare all’essenza delle cose. Ciò di cui davvero si sente il bisogno, forse, è il raccontarsi. La gente vuole raccontarsi, vuole dire agli altri ed a sé stessi chi è, cosa si sta facendo, cosa si prova. Questo desiderio di raccontarsi è anche il desiderio di fare bilanci, di trovare quel filo rosso che unisce tutte l’esperienze della propria vita che per natura nascono come frammentarie. Nel passaggio da second life, dove si diventa un’altra persona fuggendo dalla realtà, a facebook, dove si è irrimediabilmente unici, si scorge chiaramente questo desiderio di essere unicamente ed originalmente sé stessi e soprattutto, di essere considerati come tali dagli altri.

La società d’oggi è  talmente televisiva e finta che ognuno di noi rivuole sé stesso indietro!

…e se non sapessi come dirmi?
15 febbraio 2010

Spesso mi convinco che basta dire la cosa giusta ed al momento giusto e tutto andrà a posto. Talvolta arrivo anche a pensare che se qualcuno parlasse, dicesse, si spiegasse, molti problemi svanirebbero. Di una cosa però son certo: la parola è uno strumento potentissimo, è il primo e più immediato mezzo con il quale creiamo qualcosa di nostro, profondamente nostro, che possiede in sé una sorta di marchio di fabbrica inimitabile, insostituibile, unico. Il nostro parlare,  da la possibilità di esprimerci, da forma al nostro pensiero. Non raramente capita di ritrovarsi, oppure essere ripresi,  a “pensare ad alta voce”.

Il nostro pensiero è fatto di parole, le nostre relazioni sono fatte di parole, la nostra vita è fatta di parole.

Quest’importanza innegabile delle parole, sempre più spesso fa pensare che il mondo sia fatto solamente di parole e che quindi basta “correggere” la grammatica e la “frase” avrà immediatamente un senso perfetto. E’ una tragica, bella illusione. Questo modo di pensare si inceppa  e si inceppa più spesso di quanto pensiamo. A tutti è capitato, almeno a me sicuramente, di ritrovarsi con la parola perfetta, pronta al momento giusto, ma che non ci ottiene l’effetto sperato. D’un tratto, ci si ritrova con una zattera in altro mare, il nostro delirio di onnipotenza si ritrova di fronte al proprio limite più grande, l’altro, un tu, chiunque esso sia, che come noi vive anche lui di parole e proprio per questo capisce quando sono solamente fiato inutile e quando ciò che diciamo comunica realmente noi stessi.

Senza Parole!

Quando le nostre parole perdono di significato, è la nostra stessa vita ad aver perso il suo senso. Se ciò che diciamo, che comunichiamo agli altri, non ha un corrispettivo nel nostro cuore, ciò che esprimiamo è falso, e di contro anche nel nostro cuore manca qualcosa, quel qualcosa che quelle parole vogliono significare.

Una bugia, prima che un inganno è un abbandonarsi all’egoismo del proprio cuore dove non c’è posto per nessuno.

Partendo dall’esperienza concreta, un impegno che ognuno di noi dovrebbe prendersi è quello di far sì che il nostro dire ed il nostro fare diventino un tutt’uno così da influenzarsi vicenda: se ciò che vogliamo comunicare agli altri è autenticamente parte di noi stessi, e dalla prospettiva opposta, il nostro intimo merita di essere condiviso e quindi comunicato, finalmente si smetterà di essere schizzofrenici e di vivere molte vite, ma nessuna realmente LA nostra!

Vi sono cose che si possono dire a parole, altre per le quali le parole sono insufficienti…

Non basta dire TI AMO perché l’altra persona ci creda davvero e non vi può essere niente di peggio di voler dire “TI AMO” e non avere le parole adatte.

Il Nuovo fiammante iPost too!
15 febbraio 2010

Finalmente ci siamo!! A circa due mesi  dall’ultimo articolo, ecco pronto il nuovo fiammante iPost Too! Dalla pubblicazione del primo engine, soltanto ad agosto dello scorso anno, di strada se ne è fatta. Un buon numero di articoli sono stati pubblicati ed altri ancora sono stati recuperati da momenti, costituendo così una buona base di partenza.

Questo tempo è stato un tempo di sperimentazione, progettazione e studio. Il vecchio tema di iPost, che avevo denominato DeskGear, è stato via via incrementato, migliorato, abbellito. Nel corso dei mesi però, le cose sono cambiate, io sono cambiato, e così al di là delle scelte implementative che oggi reputo molto discutibili, la strutturazione, i colori e la stessa navigabilità non mi soddisfava più. Ecco perché arrivato a fatica alla versione 0.8,  i nodi son venuti al pettine, ed ho deciso di riscrivere da zero il tema per la mia creatura!

Il Vecchio DeskGear 0.7.5.3!

Di tentativi ne ho fatti molti, facendomi guidare volentieri da SmashingMagazine. Nell’immagine seguente si vede un po’ l’evoluzione!

iPostRELIGHT ed iPostSnow

Finalmente, oggi posso presentarvi il nuovo tema: PostKicker. Intendiamoci, lungi dall’essere perfetto, ma sicuramente tecnologicamente e strutturalmente all’avanguardia! Buona navigazione a tutti!