Il tutto nella tappa
8 marzo 2010

Il buon vecchio Ligabue diceva, nasci solo e solo andrai… bé da un certo punto di vista è proprio pessimista, ma da un altro è la verità. Spesso le nostre vite si intrecciano, molte situazioni, molti fatti, che avvengono un po’ per caso, un po’ inaspettati ed ai quali magari neanche diamo troppa importanza, talvolta mostrano una via nuova, un’amicizia nuova, un pezzo di strada nuova che probabilmente neanche era stata presa in considerazione. Come ogni strada, come ogni cammino, vi sono anche dei compagni di viaggio, che sembrano anche indispensabili, ed in effetti lo sono, e che  costituiscono  il gruppo, la comitiva, la comunità, la carovana… Dipende da dove ci si trova e dove si sta andando!

Meglio avere un'idea del percorso!

Un percorso è fatto di tappe: ognuna di esse esprime il viaggio, ed in ognuna di esse vi deve essere il senso di tutto il cammino.

Ogni tappa è un pezzo nuovo, autonomo ed autosufficiente, ma che trova il suo senso solo nella dimensione di un percorso intero, organico, fatto di soste, salite e discese, pianure, acqua, vento, aerei, navi, scarpe… Ad ogni tappa della propria vita, con molta probabilità si cambiano anche i compagni di cammino, ma ancora più probabilmente siamo innanzitutto noi stessi a cambiare, sempre diversi ad ogni nuova partenza.

Ogni tappa un viaggio nuovo, condotto da un viandante sempre più esperto e forse anche da carovane sempre meno numerose finché forse, arrivati soli, come si è partiti, si è finalmente diventati sé stessi frutto di tanti intrecci di relazioni, di amicizie e solitudini, di esperienze, di giorni e di notti sotto il cielo.

…e svegliarsi la mattina
2 marzo 2010

Ormai anch’io sono stato contagiato da facebook, al mattino rapida controllata email, agenda, facebook. Un rituale sempre uguale che si ripete sorseggiando il caffè e perché no, mangiando qualche biscotto, prima di affrontare il traffico cittadino o gli intasatissimi mezzi pubblici.

Ci vediamo su Facebook!

Ormai Facebook è più una chat che un punto di incontro tra “amici”. L’account di facebook praticamente una nuova email. Tra gli “amici” ci sono tutte le persone che ho visto anche solo una volta nella mia vita e con le quali magari neanche ci si riconosce se ci si incontra per strada. Stamattina, però, ho notato qualcosa al quale non avevo mai fatto particolarmente caso: molti degli elementi postati sulla “bacheca”, quella iniziale con i post di tutti, sono di incoraggiamento, in stile new age, oppure veramente tristi, manifestazione pubblica di problemi personali, di insoddisfazioni e frustrazioni.

Qualche esempio senza scendere troppo nel dettaglio:

  • Mancano 4 mesi=120 Giorni=2880 Ore= 172800 Minuti= 1036800 Secondi…. all’arrivo dell’ESTATE 2010 *-*
  • Fare una famiglia non è un sogno. Le famiglie si dovrebbero fare per condividere con qualcuno che si ama il proprio sogno.Altrimenti le persone diventano funzionali a qualcosa, diventano dei mezzi e non possono essere ciò che sono. [Un Posto Nel Mondo♥]
  • ….finchè non raggiungo quello che voglio……fidati…io non mollo…..
  • Mi sento inutile…
  • La giornata è cominciata male…
  • Mamma mia che noia…….non ci so proprio stare senza fare nulla…..
  • Silence is golden now
  • Può andare solo peggio…
  • Sono annoiatissima…e mi appallo da morire a stare tutto il giorno a casa….di contro da domani in poi ho dei giorni d’inferno…

Non voglio certo commentare con qualche altra frase incoraggiante alla Sergio Bambaren. Ce ne sono già a sufficienza, proprio su Facebook. Chi ne ha bisogno, faccia qualche giochino scemo della serie “Che colore sei”,”Quale artista del ‘900 sei”, “Quale suono sei”, “Che filosofo sei”  ed altre stupidaggini del genere… che poi, scopre di essere un Nietzsche viola che dipinge Picasso dal profumo di rosa canina… Per quel che mi riguarda, no grazie.

Un spunto però mi sento di darlo: sarebbe bene che svegliandosi la mattina, ognuno di noi prendesse in mano la propria vita, fino all’ultimo secondo della giornata, a cominciare dalle relazioni con gli altri, con i propri amici, quelli veri, senza virgolette, che sicuramente non saranno 450 come in Facebook, magari 4, oppure 3, oppure anche uno solo, ma che almeno ha voglia di condividere con te un pezzo di strada, quella vera, fatta di terra, asfalto e cemento, di vita.

Da 500 ad Hummer
26 febbraio 2010

Avete presente la nuova fiat 500? Una delle piccole utilitarie che sta spopolando nelle nostre città. Con il suo gusto retrò è capace di risvegliare il glamour degli italiani che in fondo in fondo vivono sempre con la nostalgia del passato.

Interni e coccolosi!

Perché una nuova fiat 500? Perché ha il tetto in vetro apribile, perché è simbolo di spensieratezza, perché ti coccola con i suoi sedili in tessuto hi-tech. Una 500 è un uovo di bambagia nel quale dormire  amorevolmente viziati. Chiunque sia mai entrato in una di queste macchine, e non solo una 500, sa però bene che non si tratta di macchine adatte a trasportare il cane o vasi pieni di terra, non ci si può sedere sui suoi sedili con il costume da bagno umido. Le stesse plastiche e la carrozzeria, belle e coccolose, in fondo in fondo si sà essere precarie. Non si può certo fare un percorso sterrato impegnativo con una 500 se non la si vuole distruggere. Come ogni cuscino di bambagia, è sempre lì pronta a volare al primo soffio di vento. Una 500 è una macchina che va accudita, attenzionata, è una macchina per il tempo libero, ma non certo per andar a fare la spesa…

Hummer. punto.

Poi ci sono le Hummer, cosa è un’ Hummer? Avete presente quei gipponi in dotazione all’esercito americano? Sì proprio quelli! Li vendono anche ai civili… chissà per farci cosa poi! In ogni caso una Hummer è una sorta di carrarmato in piccolo… i suoi sedili sono spartani, le plastiche dure e resistenti. Una Hummer non si lava con acqua e sapone, ma con l’olio dei freni! Con una Hummer si può andare ovunque, non sempre comodi, certamente non coccolati, ma nessun fondo stradale può fermarti. Oltre all’Hummer ci sono solo i cingolati… ma quelli meglio lasciarli perdere: non si sa mai come si esce una volta entrati in uno di quei cosi e soprattutto se si riuscirà mai ad uscirne. Una Hummer è un mezzo potente, quasi indistruttibile, ma che bisogna anche imparare a controllare, a domare, a rendere ospitale. Con una Hummer si deve entrare in confidenza, bisogna impare a conoscerla…

Mi sono  forse messo a vendere macchine? Assolutamente no! Pensavo alla vita di fede… si comincia quasi sempre con una 500 (ed è giusto così!), si sta bene e non la si cambierebbe mai, ci si va al mare, ci si va a prendere le ragazze, ci si da il primo bacio alla fidanzata… si sfoggia con gli amici… Un bel giorno però arriva anche il momento della Hummer, meno spensierata, meno glamour, meno di massa, meno coccolosa… ma pronta per l’Himalaya.

E tu? che macchina hai? Ce ne sono tante tra la 500 e la Hummer…  quale pensi di comprare?

Sicurezza e libertà
25 febbraio 2010

Non sempre  si sente la necessità di essere liberi di camminare su di una corda tesa senza reti di protezione, e nemmeno ci si sente davvero liberi camminando su di questa corda sapendo che comunque gli esiti dell’evento sono fortemente limitati da imbracature e reti.

jumping

Salto in libertà, o salto in sicurezza?

Ogni scelta, ogni condizione della nostra esistenza oscilla tra sicurezza e libertà: c’è chi nelle proprie certezze, nelle proprie sicurezze, si sente libero, e chi per sentirsi libero ha bisogno di navigare in mare aperto senza alcuna scialuppa di salvataggio.

C’è chi parte e chi resta. Chi ha paura di partire e chi ha paura di dover restare. C’è chi, girovago e ramingo, non avrà mai una casa e per questo si sente libero, e chi, certo e sicuro del proprio sostentamento nella cella dove è rinchiuso pensa che questa sia l’unica situazione possibile di sussistenza, l’unico ed il migliore mondo possibile.

Tutti pensiamo e vogliamo la libertà, ma difficilmente prendiamo in considerazione che questa significa lasciarsi alle spalle ciò che ci da sicurezza, quella sicurezza che è requisito fondamentale per trovare la forza di esercitare la libertà tanto cercata.

E’ troppo facile pensare che tra due opposti inconciliabili la soluzione si trovi nel “giusto mezzo”. Soluzioni così prese, specialmente nel campo dei principi, significano non prendere posizione, navigare nell’incertezza, nel relativismo, spinti dalle sensazioni del momento.

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”

Nei continui salti tra certezza e libertà, tra libertà e sicurezza, il brivido della caduta costituisce una fase intermedia, necessaria ad ogni spostamento dove libertà e sicurezze si giocano in una profonda lotta in cui una volta l’una, una volta l’altra, ha la meglio. Ad ogni equilibrio, una nuova fase della vita, ad ogni prevaricare della libertà sulla sicurezza o viceversa un nuovo salto, un nuovo passo?

Ogni vocazione è mattutina
18 febbraio 2010

Tutti noi siamo creature ed una creatura umana è una persona che già esiste, esiste nella sua interezza, ma anche una persona che via via si formerà nel tempo. Creatura è al tempo stesso un presente ed un futuro. Una creatura è un divenire, un compiersi un crearsi.

Che il tempo scorra se ne sono accorti tutti! Proprio per questo scorrere, che muta tutte le cose, che nel turbinio del nascere e morire genera continue novità, ognuno di noi cerca per sé ciò che appare più duraturo possibile, immutabile, stabile. La casa in muratura, il lavoro sicuro, i soldi, la forma fisica smagliante, l’amore di tutta una vita, il gruppo fisso di amici…

La ricerca di stabilità è umana e nelle sue dimensioni sane anche normale. La vita però non è fatta da una “prospettiva di fondo”, un’opzione fondamentale che delinea e ripercorre tutta la nostra storia.

La vita è fatta di mattine, pomeriggi, sere, risvegli, torpori, passeggiate, uscite, studi, professioni. Una ripetitività che potrebbe turbare, soprattutto se sempre uguale e senza prospettive, oppure tiranna ed asfissiante. Tuttavia è proprio in questa ripetitività che Dio chiama ogni giorno.

La nostra vocazione, si gioca giorno per giorno. La vocazione è l’insieme di singole scelte, di singole decisioni, di singoli atti d’amore in comunione continua con il Signore che chiama e guida continuamente, ogni mattina, la sua creatura all’amore.

Nel turbinio di azione e contemplazione, attesa e desiderio, errore e rimedio, scegliere e lasciarsi scegliere, emerge il miracolo del compiere e del compiersi.

(Ispirato da A. Cencini, Luce sul mio cammino, edizioni Paoline)