Il grande Fabrizio De André nella sua celebre canzone “Un matto” del 1971 cantava:
E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz’ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto.
La palese frecciatina agli pseudo intellettuali, in questo testo, permette di riflettere sul concetto di cultura, su cosa significhi veramente e come andrebbe divulgata.
Fino a poco tempo fa, non più di dieci, quindici, prima che internet diventasse parte integrante ed insostituibile della nostra routine quotidiana, la memoria, il possesso delle informazioni, svolgeva un ruolo fondamentale per chiunque volesse entrare nella riflessione culturale di qualsiasi ambito: in letteratura i dati biografici e bibliografici dei diversi autori, in storia guerre, battaglie e sovrani, in matematica tabelline e formule, in geografia mari, monti e fiumi, in fisica relazioni, leggi, costanti.

Conoscere mnemonicamente la Treccani, come dice De André, permetteva certamente di essere annoverati in un panorama culturale di tutto rispetto. Questo sicuramente avveniva per un motivo ben preciso: la cultura non era affatto alla portata di tutti. Possedere una Treccani era (ed è) costoso ed oneroso. Mantenerla aggiornata, praticamente una follia. Chiunque avesse una curiosità doveva svolgere un lavoro di ricerca impegnativo, fatto di polvere, vecchi libri, bibliotecai antipatici che per l’averti permesso di fotocopiare un testo quasi quasi voleva essere citato in bibliografia, dati non aggiornati, volumi in lingua originale – che puntualmente tu non conoscevi – che nessuno ha tradotto.
Oggi, tutto questo è un ricordo. Il fido Google sa, conosce tutto, risponde a tutto e soprattutto non vuole niente in cambio. Google sa le strade, le piazze, gli autori, i testi, le guerre, i mari, i monti, la matematica, la fisica, l’aritmetica…
Chi oggi si permette di dispensare conoscenza viene immediatamente zittito con la tipica domanda dissacrante: “dove l’hai letto su Internet?”
Troppo spesso si parla della rete come del male sociale per eccellenza. “Nessuno studia più sui libri” si sente ripetere continuamente da insegnanti inferociti che definiscono il tipico odore di biblioteca che orgogliosamente portano addosso come esperienza. In parte però hanno ragione, ed in parte no! Al giorno d’oggi studiare su Internet non significa necessariamente non studiare sui libri! Internet è un enorme contenitore dove, se si sa ben cercare – alla stessa maniera di come prima bisognava saper ben cercare in una biblioteca – si trovano dati e studi sempre aggiornati e con un rigore scientifico di molto superiore ad un libro di testo. Il motivo, talvolta ma non sempre, della superiorità delle informazioni su Internet è che, a differenza di un libro stampato, nel caso in cui non abbiano valore vengono immediatamente attaccate, criticate ed accantonate senza essere necessariamente propinate ad ignari studenti per esigenze editoriali. La britannica è su Internet e questo deve far riflettere.
Cosa è cambiato quindi dall’avvento del web sul modo di fare cultura?
A mio avviso una delle conseguenze è sicuramente quella di aver liberato chi studia dal concentrarsi sui dati nozionistici per dedicarsi quasi interamente alle relazioni tra essi. La data della battaglia di Waterloo non è più rilevante, chiunque può cercarla su Internet, ciò che diviene importante è coglierne la dimensione storiografica, le ripercussioni sul piano europeo, le implicazioni e quindi le conseguenze. Esagerando leggermente, ma non troppo, che si conoscano le tabelline è talmente scontato da diventare inutile – anche google fa le moltiplicazioni! – ciò che appare rilevante è saper analizzare e risolvere i problemi matematici, concentrandosi su di essi piuttosto che sulla propria memoria.

Il modo di apprendere, le capacità cognitive di una generazione stanno cambiando ed onestamente non vedo il motivo per cui bisognerebbe demonizzare questo cambiamento. Certo, i nostri nonni non si farebbero mai fregare dal fruttivendolo e sanno calcolare il resto molto meglio e più velocemente di noi, ma è anche vero che il grado culturale generale, oggi è di molto superiore a cinquanta anni fa. Superiore, ma diverso. Se si chiede ad uno studente liceale odierno la data delle guerre puniche si può essere certi che non saprà rispondere, mentre al contrario lo scenario sarà diverso - anche se purtroppo con le dovute eccezioni – se gli si chiede di analizzare il processo che ha portato dalla caduta dell’impero romano alla nascita degli stati nazionali.
La società è cambiata, di conseguenza gli strumenti a disposizione sono diversi. Il nostro modo di conoscere, le esigenze di conoscenza, ed anche gli oggetti fondamentali da conoscere, sono sicuramente mutati di conseguenza. Se prima chi aveva una buona memoria era considerato un intellettuale, adesso è meno di niente e forse è meglio così. Le relazioni, le interconnessioni, la capacità di mettere insieme due cose, due aspetti, due concetti, due realtà, questa è davvero la sfida culturale del nuovo secolo.