In un Sanremo contrassegnato da savoiardi e sbarbatelli, una piccola perla è rimasta assolutamente inosservata, rovinata dalla giuria popolare, quella delle telefonate mandate a raffica attraverso sistemi automatici o semi-automatici…
Mi riferisco a Nino D’Angelo con la sua jammo ja’. Non sono affatto un fan di Nino d’Angelo, né del genere, però va assolutamente detto che la canzone, piaccia o no, è dal punto di vista musicale eccellente. Nel suo intreccio di temi orientaleggianti il profumo del mediterraneo, del mare, del sud, si sente e si sente forte. La canzone ha una carica emozionale ed evocativa non trascurabile. E’ davvero un ottimo lavoro che sicuramente una giuria qualificata non avrebbe mai buttato nell’oblio già dalla prima sera.
Scoperta ancora più bella è quella del suo testo che purtroppo la maggior parte di noi non ha capito. Fosse stata sottotitolata, forse sarebbe stata godibile fin da subito. Se da un lato il savoiardo ritornato in Italia grazie ad una legge costituzionale della quale davvero pochi sentivano la necessità, ancora una volta divide il paese con una voce terribile, stonata, disarmonica, con una canzone retorica che sa più di comizio, D’Angelo propone un testo di unità, di amore nazionale (vero), ma che purtroppo nessuno ha capito, né ha cercato di farlo…
D’Angelo parla di Italia, di Italia a due velocità, di una mentalità, della necessità della cooperazione. Parla del sud in maniera immediata, chiara, propositiva e, giustamente, utilizzando una lingua del sud che tra l’altro nel panorama musicale è un vanto per l’Italia intera.
Voglio quindi riproporre alcuni versi particolarmente significativi della canzone. Il testo completo lo si trova qui, mentre su youtube si trova la canzone (di una fan sfegatata!!).
Siamo nati con due destini, siamo la notte e siamo la mattina, siamo rose(nord) e siamo spine(sud), ma siamo rami dello stesso giardino(Italia).
Meridionale, siamo terra piena di mare che nessuno può capire, stiamo bene o stiamo male andiamo avanti così. Il lavoro è un regalo e la speranza è partire…Se la giustizia se ne lava le mani bianche sono le bandiere…
Andiamo dai e diamoci la mano se stiamo insieme possiamo andare lontano non si può più aspettare… Andiamo dai che questa vita va di fretta.
Purtroppo nessuno ha parlato di questo testo, nessuno ha parlato di questa musica, tutti lì a parlare dei savoiardi, che come tutti san bene, si sciolgono immediatamente in un caffé.







Chi ci governa, insieme a chi vorrebbe governare, è certamente espressione della sovranità popolare. Una sovranità popolare, però, che non è certo più capace, o forse non lo è mai stata, di individuare il meglio per sé stessa e quindi per la collettività. Non bisogna certo andare lontano per capire che la stessa democrazia si fonda su di un sostrato culturale minimo, su di un minimo di alfabetizzazione che ormai difficilmente si possiede e che 

