Credo che per ogni comportamento ci sia sempre un motivo, un qualcosa che lo ha scatenato, una causa, una ragione che tuttavia non è la sua giustificazione: posso guidare ubriaco e andarmi a schiantare con la mia auto, l’essere ubriaco è sicuramente la ragione dello schianto, ma non è certo una giustificazione, il peso dell’azione rimane interamente su di me, malgrado se ne conosca il motivo.
Perché dico questo? Non tanto perché voglia soffermarmi su problemi di ordine morale o etico, ma perché credo che alla fine, malgrado i mille condizionamenti, le mille motivazioni, siamo liberi e che, presto o tardi, tutti siamo messi nella possibilità di prendere le decisioni fondamentali della nostra vita senza condizionamenti esterni, decisioni che ci fanno essere tragicamente padroni della nostra vita nel bene o nel male.
Non si può cedere alla tentazione, continuamente portata avanti dai mezzi di comunicazione, di sentirsi non responsabili di ciò che si è: è un errore. Se si guarda al nostro modo di valutare ci si rende conto che c’è sempre una giustificazione, sia essa di ordine sociale, religioso, psicologico, culturale e perché no, anche medico, che ci toglie immediatamente dall’impiccio di dover essere respons-abili, di dover cioè rispondere delle proprie azioni, innanzitutto a sé stessi e sì, anche agli altri.
Un comportamento aggressivo è dato dall’aumento di questa o di quella sostanza nel sangue, la pigrizia e la codardia è in realtà una “patologia dell’umore”, il disordine affettivo è certamente colpa di modelli familiari sbagliati, l’irascibilità è data da frustrazione esistenziale, e la stessa “tristezza cronica” definita come depressione o angoscia è giustamente data da questa o quell’altra psicosi. Insomma c’è una giustificazione per tutto, c’è sempre un ormone o un enzima a cui addossare la colpa!

Non siamo polli! Siamo noi a decidere se e quando finire arrosto!
Il problema è che più che di giustificazione bisognerebbe parlare di ragioni, sì perché alla fine se l’uomo non è più capace di rispondere si sé stesso non è più uomo, è animale! Nessuno può mai essere fino in fondo solo e soltanto una vittima di agenti esterni, ma in qualche misura, magari in maniera diversa, magari in minima parte, si è responsabili di sè stessi della persone che si è: deve essere anche “merito” proprio, nel bene e nel male.
Mi si potrebbe obiettare che ci sono situazioni, casi limite, in cui effettivamente agenti esterni impediscano il naturale sviluppo della persona, come potrebbe essere ad esempio una prigionia politica, oppure ancora una violenza subita da piccoli. Personalmente credo che questi siano per l’appunto “casi limite” che in quanto tali non possono essere la normalità e quindi non possono essere presi a modello: non possiamo essere tutti giustificarti in forza di “casi limite”, l’eccezione non conferma mai la regola, anzi, la mina dalle basi. Anche in questi casi dunque, credo che la persona proprio per la sua enorme capacità di adattamento, e per il suo essere fondamentalmente libera in sé, è in ogni caso responsabile del proprio essere, della propria persona, del modo di affrontare la situazione esterna (sto pensando ad esempio a Mandela…).
La respons-abilità, l’abilità cioè di dare risposte è quanto di più grande c’è in noi, non sprechiamola, non vendiamola al primo offerente, non nascondiamoci dietro giustificazioni più o meno fondate, ne vale di noi stessi.
non di tutto ciò che avviene nella nostra vita siamo responsabili, ma certamente le nostre reazioni agli eventi dicono molto di noi. della nostra attitudine al perdono, alla comprensione delle mediocrità umane (ivi comprese quelle personali!!), e della capacità di distacco dalle cose e dalle persone, anche da noi stessi quando esageriamo e non vediamo una prospettiva diversa delle cose, appunto, degli eventi..
ed è nella considerazione della circolarità della responsabilità non responsabile degli eventi che noi possiamo trovare la nostra crescita.
ti sembra un discorso da folli? pensaci…poi ne parliamo..
p.s.
..rido da sola… xD
Credo che ci sono eventi che non possiamo controllare e credo che la nostra reazione a questi eventi non solo DICONO di noi, ma di fatto la nostra reazione DETERMINA chi siamo.
In pratica credo che al di là di ogni condizionamento, l’ultima parola è sempre assegnata a noi…. in ogni caso.