Il bisogno nella vita spirituale
23 settembre 2010

In ogni azione, in ogni nostra azione, siamo quasi sempre portati a valutarne l’intenzione che l’ha mossa. Che i suoi effetti siano positivi, oppure terribilmente negativi, è come se ci fosse qualcosa di più importante a cui prestare attenzione, qualcosa di più forte, di più fondante che la qualifica, che la fa diventare una buona o una cattiva azione ed ancora di più, che ci fa essere delle buone o delle cattive persone: l’intenzione, il fine che ci muove sembra qualificare chi siamo. In effetti c’è del vero in questo, ma chi siamo non è determinato solo da cosa cerchiamo, ma anche, anzi soprattutto da cosa (o da chi) troviamo.

E sì, perché se è vero che noi siamo abituati a giudicarci (anche tra noi purtroppo) dalle intenzioni, Dio non ragiona affatto così, e per fortuna! Dio sa che ogni nostra azione è mossa da un bisogno, ed un bisogno è quasi sempre legittimo: si ha bisogno di attenzioni, di affetto, di riuscire, di realizzazione, di sopravvivere, di soldi, di cibo, di soddisfazione, di pace, di serenità. Siamo sempre mossi da un bisogno, più o meno prioritario, ma che comunque riguarda noi stessi, la nostra persona. Sarebbe sbagliato considerare questo principio come egoismo, così come è sbagliato pensare che siamo sempre mossi da egoismo. Ciò che intendo dire è che in ogni situazione in maniera più o meno conscia, siamo mossi da una necessità fosse anche la più nobile in assoluto come la necessità di amare: l’amore che si dona, che si da all’altro gratuitamente è esso stesso dettato dal bisogno di donarlo, di condividere l’amore che si è ricevuto per primi, a nostra volta gratuitamente. L’avere dei bisogni e cercare di soddisfarli non può mai essere sbagliato.

Siamo tutti mendicanti...

Il punto della questione allora, si sposta sul modo in cui cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni. E’ lì che si innesca il peccato, l’errore, è lì che decidiamo di noi stessi, che decidiamo chi siamo. Il peccato è sempre una risposta sbagliata ad un bisogno legittimo. Cattive amicizie in risposta al nostro bisogno di affetto, relazioni (anche intime) occasionali e disordinate al nostro bisogno di amare, competitività spietata in risposta al nostro bisogno di realizzazione, uso eccessivo di alcolici o droghe in risposta al nostro legittimo bisogno di tranquillità e serenità, e di esempi se ne potrebbero fare ancora tantissimi.

Il rapporto tra Dio, il Dio creatore e la creatura, non si instaura certamente come tra due uomini, anzi! Dio ci chiama costantemente a vivere in relazione con lui ed ancor di più, non attende certo che siamo noi a cercarlo, ma è lui che si fa trovare lì dove c’è un nostro bisogno, lì dove ci sono i nostri bisogni più veri. Dio usa i nostri stessi bisogni per trovarci, per dare la risposta vera, duratura, a ciò che cerchiamo nei modi e nei tempi migliori per noi, che solo Lui conosce. Ecco perché lì dove c’è un bisogno c’è anche la nostra vocazione una vocazione unica e personale che è anche la nostra salvezza.

E’ necessario allora, per la nostra vita, che iniziamo a smettere di pensare a Dio come colui che esige e iniziare a pensarlo innanzitutto come Padre, colui che dona, che risponde alla nostra sete di infinito rendendoci, nel suo Figlio, capaci di ricevere e ricambiare il dono del suo Spirito.

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