Siamo stati insieme settantun anni, sei mesi e tre giorni. Fermo in mezzo alla strada, reggendosi a fatica sulla sua stampella di metallo, il volto solcato dagli anni, ma con gli occhi di chi è ancora innamorato. Era rimasto solo, ormai da tre mesi e seppur vi fosse il servizio a domicilio, aveva deciso di andare lo stesso al supermercato a pochi passi da casa. Un anziano signore, ormai bisnonno, abitava nel quartiere sin da bambino e qui era rimasto anche da sposato, con la moglie con cui era stato insieme per settantun anni, sei mesi e tre giorni.
Sforzandosi nel portare i suoi tre sacchetti con una mano sola, perché con l’altra deve a fatica reggersi in piedi sulla sua stampella. Non solo la moglie, ma anche il menisco ha ceduto, ma lui ancora no! E così, preso dai miei affari, i miei impegni, la mia ansia, gli passo accanto senza rendermi conto di nulla, senza neanche vedere quei pesanti sacchetti, forse neanche la stampella. Una ragazza mi viene di fronte, ma non guarda me, guarda lui, faccia a faccia, e si accorge del peso enorme di quei sacchetti su quelle ginocchia così stanche ma ancora in piedi. «Signore ha bisogno di aiuto» chiede, d’un tratto mi giro ed anche io mi accorgo di lui, delle sue fatiche, della sua voglia di andare avanti e soprattutto della mia superficialità.
«lo aiuto io, stai tranquilla, andiamo nella stessa direzione» dico e iniziamo a camminare insieme. Mi parla della moglie, dei suoi nipoti, del suo non voler lasciare la casa dove vive solo, magari per andare ad abitare da uno dei suoi figli. Per me il tempo si ferma, inizio ad accorgermi del fruscio degli alberi al vento, del panettiere dove moltissime persone si ritrovano, della bottega della frutta, dei suoi e miei vicini di casa di cui non mi sono mai neanche accorto. Tutto inizia ad avere importanza, il suo quartiere, il mio quartiere, quelle strade che percorro centinaia di volte al giorno, velocemente, di fretta, scappando sempre di qua e di là, iniziano a popolarsi di vita, di persone, di relazioni umane. Sguardi, gesti, strette di mano, abbracci… dov’erano fino a qualche minuto prima? Forse ero io che non c’ero.
«Io la sento, mi sento chiamare» mi dice, e prosegue, «mi guarda, da quelle foto appese al muro, ora non ricordo se per i sessant’anni o per i sessantacinque anni di matrimonio. Ovunque io vada, ingresso, soggiorno, cucina, lei mi chiama e a volte mi ritrovo anche a parlarci, poi però mi dico che non è possibile e mi do una scossa. Non voglio lasciare la mia casa, perché lì sono ancora con lei. I miei figli mi dicono che sto diventando scimunito, che sto impazzando». A questo punto si ferma, mi guarda e dice, «Settantun anni, sei mesi e tre giorni siamo stati insieme, lo capisci? E questo è solo il tempo che siamo stati per casa da soli, bisognerebbe contare anche il tempo che siamo stati fidanzati…»
Arrivati al panificio,mi dice che lui abita di fronte, e così ci salutiamo. Mi ringrazia, sorride. Con una stampella, con un menisco rotto ed ormai solo, ha ancora lo sguardo di chi morde la vita e non ha alcuna intenzione di lasciarla. Il tempo che ha ancora a disposizione non se lo lascia certo scappare, come noi giovani facciamo con tanta facilità: ogni sua ora ne vale almeno dieci. Ancora commosso faccio strada verso casa e continuo a ripetermi: «settantun anni, sei mesi e tre giorni, settantun anni, sei mesi e tre giorni», ha contato anche i giorni, come se non ne volesse perdere neanche uno. Sicuramente li porta nel cuore e soprattutto, porta una capacità di amare enorme che, seppur nel dolore, nella fatica, continua ad essere forte tanto che intorno a lui il quartiere si anima, prende vita. Bisognoso certamente di aiuto ha più lui da donare, che noi giovani e forti, troppo spesso prigionieri di noi stessi.
E’ così che voglio vivere, ogni giorno, giorno per giorno, senza perdermi nulla, neanche il fruscio degli alberi tra il caos del traffico, ma soprattutto voglio vivere d’amore per tutti i giorni che il Signore vorrà donarmi.

Questa esperienza è molto toccante e riesco a comprendere esattamente ciò che hai provato. I nostri impegni quotidiani, il ritmo di vita frenetico ci impedisce di renderci conto di chi abbiamo intorno, di chi ha bisogno.
Mi ha colpito anche il computo degli anni di matrimonio…questa storia d’amore ha oltrepassato i confini della morte, continua a caricare di nuova linfa vitale ed energia il signore anziano che hai incontrato…nulla avviene per caso ed è proprio per questi incontri che le giornate cambiano per te e per gli altri.
mi sono venute le lacrime agli occhi…
grazie!!!!!!