Il buon vecchio tempo
11 luglio 2010

Veloce, veloce, veloce, facciamo presto, in fretta, tutto deve essere più veloce, più efficiente, neanche un secondo in più. Il tempo è prezioso: bisogna sfrecciare da un punto all’altro della città, il computer si deve accendere in non più di 15 secondi, le email arrivano subito, non si possono certo aspettare i tempi biblici delle poste, per non parlare delle lavatrici dal lavaggio super rapido, le lavastoviglie che con finish puliscono di più in meno tempo. E ancora, correre, correre, la scuola, la casa, la famiglia, il matrimonio, il divorzio, il lavoro, la pensione, veloce, veloce, non si può certo perdere tempo. La dieta, una dieta veloce, in fretta, senza attese, la forma fisica va raggiunta subito! Non si può certo aspettare.

E’ vero, viviamo in una condizione in cui le tecnologie ci permettono di fare tutto più velocemente, ed è indubbio, anche di avere molto più tempo libero rispetto a cento anni fa… ma è poi tanto meglio? Cioè, è vero che la mia bisnonna impiegava due ore a lavare i panni di tutta la famiglia, e poi l’acqua corrente era un lusso e spesso bisognava andarla a prenderla al pozzo, gli spostamenti a cavallo erano lenti, stancanti e scomodo ma stava davvero tanto peggio rispetto a noi?

La verità è che cerchiamo di comprimere nel tempo della nostra vita tanto più cose possibile, quante più esperienze possibile, continuamente inseguiti da qualcosa, da una meta da raggiungere nel più breve tempo possibile, pronti per la prossima, sempre in viaggio, sempre in cammino. Almeno, questo è quello che vogliono farci credere, e che ormai per noi è scontato. Ci abbiamo creduto, ed adesso è così che si vive. Solo che, nella realtà dei fatti, effettivamente si ha più tempo libero, ma l’esperienza insegna che tante volte non si ha neanche come riempirlo! Cioè si cerca di velocizzare ciò che “va fatto” per ottenere poi cosa? Nella gran parte dei casi, dopo un primo momento, il sentimento che si fa strada è la noia.

Uff...

La noia.

Credo che le più grandi stupidaggini ed i più grandi errori si facciano per noia, per non sapere come godere del tempo. Intendiamoci, la noia non è il non sapere che fare, o meglio, il non avere nulla da fare. La noia è una condizione che si può manifestare in ogni situazione: a casa, durante le vacanze, sul posto di lavoro, nello studio. La noia non è la malattia del nullafacente, la noia è la malattia del disilluso, di chi non ha interessi, anzi, di chi non è capace di interessarsi: è una mancanza di apertura al mondo e agli altri che porta a divenire ben presto schiavi del proprio disinteresse.

Molti disagi giovanili, ma anche i tradimenti frequenti che affliggono le coppie, la fretta ed il non saper aspettare, la ricerca del piacere facile, il desiderio di successo ad ogni costo, l’abuso di droghe, il continuo bisogno di divertimenti nuovi, lo shopping compulsivo, fino alla stessa depressione, trovano nella noia il proprio catalizzatore, l’elemento scatenante, il detonatore dell’intero sistema.

Quale la soluzione? Come al solito nessuna ricetta, ma solo uno spunto! Gran parte dei vizi e dei mali che ci danneggiano, e che spesso siamo noi stessi a procurarci, nascono dall’eccessiva concentrazione su noi stessi, sulla ricerca spasmodica del soddisfacimento dei propri bisogni. E’ una spirale che affonda sino alle pieghe più profonde del proprio intimo e che ci rende prigionieri di noi stessi. La soluzione è invertire questo trend, trasformare questa spirale discendente in una spirale ascendente così che ci rendiamo capaci di aprirci ad un mondo di relazione vasto ed articolato. Nei rapporti con le persone, si tratta di porgere orecchio ai bisogni dell’altro, ai suoi desideri venendogli incontro e,  viceversa, di saper aprirsi, chiedere aiuto e farsi aiutare. In altre parole si tratta di trovare il proprio posto in una dinamica relazionale e non egoistico-intimista. Nel rapporto con le cose, invece, è necessario considerarle come strumenti, strumenti di espressione della nostra persona senza le quali possiamo sussistere altrettanto bene! Le cose non costituiscono chi siamo, al massimo lo esprimono, ed ogni espressione è sempre mutuabile!

Il buon vecchio tempo, ecco di cosa dobbiamo riappropriarci! Del tempo! Il tempo che non scorre affatto “lento”, ma che semplicemente scorre e ci da la possibilità di scegliere, agire, vivere, costruire noi stessi. Chi brucia le tappe, chi vive per il domani, chi è in continua attesa di “tempi migliori”, alla fine si renderà tristemente conto che il “tempo migliore” lo aveva in mano e non se ne era accorto.

Qualcuno dirà: “Sì d’accordo è il solito vecchio carpe diem“. Niente di più sbagliato!! non si tratta affatto di cogliere l’attimo confidando il meno possibile nel domani, come diceva Orazio, si tratta invece di riempire il proprio tempo di relazioni intense di amore, amore verso gli altri e verso il mondo oltre che verso sé stessi, affinché una vita piena d’amore ci renda realmente realizzati come persone. La noia è il sentimento di chi non ama abbastanza.

8 commenti
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  1. Commento by Carola Buscemi — 11 luglio 2010 @ 23:30

    Gira e rigira…te la cavi sempre con l’Amore…

  2. Commento by Paolo (admin) — 11 luglio 2010 @ 23:40

    H.U. Von Balthasar “Solo l’amore è credibile”… carino dacci un’occhiata!

  3. Commento by daniela — 12 luglio 2010 @ 08:34

    Sono d’accordo…riappropriarsi del tempo significa anche riappropriarsi di se stessi, dare il giusto valore alle cose…credo che da questo punto di vista Santiago ci aiuterà molto…ci proietterà in una dimensione completamente diversa… penso che per certi versi si viveva meglio prima…

  4. Commento by Paolo (admin) — 12 luglio 2010 @ 08:39

    No si viveva meglio prima non credo proprio… Non scherziamo con le cose serie!

  5. Commento by daniela — 12 luglio 2010 @ 20:30

    Per alcune cose indubbiamente si…pensa ad esempio al cellulare..oggi la gente non può vivere senza, non è assurdo?

  6. Commento by Paolo (admin) — 12 luglio 2010 @ 20:45

    Scusa ma perché è assurdo?!?! Certo che si potrebbe vivere senza il cellulare… ma si starebbe peggio. Non credo sia vero che “prima si stava meglio”, queste cose sono per inguaribili nostalgici che vivono di ricordi, ed i ricordi si sa sono sempre meglio della realtà.

    Se invece mi dici che alcuni valori si sono persi e che non si è più capaci di godere delle piccole cose, tipo per l’appunto del tempo che si ha a disposizione e che è tutt’altro che scontato, sono d’accordo con te. Ma in generale prima non si stava meglio… si stava e basta!

    Il problema è: la gente sa godere del fatto che ha il cellulare, oppure rimane sempre insoddisfatta di qualsiasi cosa abbia?

  7. Commento by francesca — 13 luglio 2010 @ 21:09

    correre..correre..fare 100 cose senza fermarsi mai…e se fosse soltanto paura del “vuoto”? del fermarsi e domandarsi di sè…del chi sono, dove vado, del perchè della propria vita? ….quante volte al supermercato abbiamo visto vecchi perennemente frettolosi…ma per fare che? sedersi davanti la tele? pranzare alle 12? … vuoto di saggezza, caro paolo..non trovi?

  8. Commento by Vincenzo C. — 29 luglio 2010 @ 15:26

    Ciao Ragazzi! è vero tutto si è velocizzato in maniera esasperata.
    Apparteniamo tutti ad un sistema che, come tutto nell’universo, si va trasformando. Anch’esso segue una sua evoluzione. Il fatto di non poter più fare a meno del cellulare, è un dato di fatto, com’è un dato di fatto, il non trovare più cabine telefoniche nel raggio di quattro chilometri!!!(n.d.r.)
    Anche il comune ascensore, non penso sia stato un grave errore inventarlo.
    Non diamo la colpa all’era tecnologica!
    La velocità, il vivere comodamente con un CLICK!
    sono frutti di anni ed anni di studio, di lavoro per far vivere comodi agli altri… ma a chi???
    A noi, che continuiamo a inventare cose per far vivere comodi agli altri?
    La vita è un dono come il pensare. Il tempo lo abbiamo inventato noi… e adesso tra tanti simili, non riconosciamo più qual’è il nostro!

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