La famiglia, solo qualche stupido può sostenere che possa esistere una società sana e soprattutto longeva senza di essa. Tutti hanno capito che senza la famiglia non si arriva da nessuna parte: la Chiesa lo ha sempre sostenuto, il capitalismo per un attimo lo aveva dimenticato, ma oggi si rende conto che si sbagliava. Ci si è accorti infatti che a muovere l’economia sono innanzitutto le famiglie non i singoli, con buona pace di molte aziende nostrane e dei movimenti femministi che invitano costantemente a sacrificare la famiglia per la carriera.
Riprova di tutto ciò a mio avviso, è il nuovo spot della Coca Cola che, guarda caso, si rifà alla famiglia classica, tradizionale, anni 60! E’ incredibile la COCA COLA, ripeto la COCA COLA che porta a modello una famiglia vecchio stampo?! C’era da aspettarselo ormai, alle pseudo famiglie non ci aveva creduto nessuno, e quando il nuovo modello familiare ha cominciato ad intaccare le tasche delle multinazionali, queste si fanno di nuovo baluardo degli antichi valori.
Al di là della dubbia buona fede delle multinazionali, il punto è proprio questo, la famiglia è un valore, è il capitale reale della società di ogni epoca e va salvaguardata, protetta, incentivata. Tuttavia, molti dei nostri problemi si ritrovano a monte, prima ancora che la famiglia si sia formata, nella coppia, quella che è la famiglia di domani. E’ sulle relazioni uomo – donna che bisogna investire, ma è proprio sulla coppia che non si investe nulla e assolutamente nulla, che la società e gli educatori stessi investono poco, troppo poco. L’idea della coppia, specie di una giovane coppia è oggi assolutamente alterata, le vere finalità neanche accennate, si parla spesso di educazione alla sessualità, quando piuttosto si dovrebbe parlare di una educazione all’affettività che, di fatto, poche mosche bianche si azzardano a fare. Certo, perché un’educazione all’affettività è molto difficile, quando i costumi si sono ormai degradati, il senso del pudore in via di estinzione, l’idea di coppia stabile assente anche nel matrimonio, l’amore è eterno finché dura, i canoni di bellezza si sono spostati a modelli fittizi.
E’ difficile è troppo difficile educare – sempre che si trovi qualcuno disposto a farlo – e soprattutto educarsi all’affettività: non significa solo andare controcorrente, significa tragicamente imparare a dare il giusto valore alle cose e soprattutto a sé stessi, invitati come siamo a svenderci al primo offerente. Per prima cosa è fondamentale uscire dalle dinamiche stereotipate ai quali gli spot pubblicitari ed i film, le così dette commedie romantiche, ci hanno abituato, la vita non è un film, durante un bacio non partono i violini, nell’innamorarsi di qualcuno non parte una scena al ralenti tipo colpo di fulmine.
Le fondamenta di un rapporto si basano, a tutte le età, su di una delicatissima alchimia tra responsabilità e fiducia, ed ognuno ha il suo compito e il suo ruolo. Un uomo ed una donna – di qualsiasi età, fossero anche adolescenti – non sono uguali, non sono affatto uguali al massimo sono reciproci, badate bene non complementari, per cui quando mancano le rispettive reciprocità, viene a mancare la coppia in quanto tale già dal suo fondamento, nascendo morta in partenza.
Responsabilità e fiducia una reciprocità fondamentale
Responsabilità e fiducia devono essere di entrambi e reciproci. Tuttavia a mio avviso l’alchimia tra fiducia e responsabilità è ancora una volta sbilanciata secondo le specificità uomo – donna, per questo entrambi devono svolgere il proprio compito al meglio delle proprie possibilità, per sè stessi e per l’altro.
Gli uomini di solito sono votati al fine, all’impresa, al risultato, al compito. Per questa naturale inclinazione, spesso sono portati a considerare la propria compagna come una prosecuzione del proprio io, come uno strumento per i proprio fini, oppure ancora come un collega, un compagno di viaggio in sè non necessario. Il fine prima di tutto. Questa caratteristica dell’uomo è quella che nella storia e nelle epoche lo ha portato ad avere un suo ruolo predeterminato dalla società in ambito lavorativo, politico. Già ai primordi dell’umanità l’uomo è il cacciatore, quello che sostiene la famiglia nei suoi bisogni primari. La natura lo ha dotato quindi di uno spiccato senso del dovere, del risultato. Questo atteggiamento in sè non è né giusto né sbagliato. Ciò però che l’uomo deve fare per controbilanciare questa tendenza e non far cadere il rapporto con la propria compagna in una dinamica servo-padrone è la responsabilità. Nei rapporti con una donna, gli uomini devono sentire forte questa responsabilità, sentire l’altra persona come un dono speciale e preziosissimo che gli è stato fatto e che nella maggior parte dei casi sarebbe disposto a rinunciare a tutto per lui, ben più di quanto lui non sarebbe disposto a fare. Responsabilità, ecco ciò che deve legare un uomo ad una donna. L’uomo ha la responsabilità della sua compagna, una responsabilità così grande che spesso uno sbaglio si può rivelare irrecuperabile. Ci vogliono pochi istanti per creare ferite che si rimarginano solo in moltissimi anni, e molte di queste neanche si richiudono del tutto.
Le donne di contro, cercano amore, lo cercano con tutto il proprio essere e quando lo trovano si modulano interamente attorno ad esso. Tutta la loro vita ruota intorno all’uomo, al compagno che hanno scelto. Storicamente esse si dedicano alla famiglia, sono capaci di grandi sacrifici personali per i figli e per il marito, sono capaci di sacrificare la carriera, cosa che un uomo neanche si sogna. Per una donna ciò che conta non sono i risultati, ma le relazioni, l’affetto, i principi, i sentimenti, gli sguardi, la famiglia (quella della coca cola!): questi sono i risultati cui tiene! Anche se oggi la donna cerca sempre di essere un po’ uomo, è questo il dono che la natura le ha dato e come l’uomo deve imparare a modularlo perché è dannoso almeno quanto quello maschile. L’aspetto che le deve regolare è la fiducia, non nel senso che devono fidarsi del loro compagno ciecamente, ma nel senso che devono stare attente prima di dare piena fiducia a qualcuno! L’indole di una donna è perfettamente reciproca a quella maschile, ed è capace di fortissimi adattamenti al proprio compagno, per questo motivo non possono affidarsi a chiunque, ma devono affidarsi ad una persona che realmente sente quel senso di responsabilità di cui si parlava prima. Un compagno in cattiva fede, un uomo che non esce dalla dinamica servo-padrone, annienterà giorno dopo giorno la sua compagna, la quale è anche lei corresponsabile, allo stesso modo e forse anche per prima del suo annientamento, per essersi messa accanto un uomo solo per il suo desiderio di amare, di affetto, di aver qualcuno a cui pensare. Fiducia prudente questa la chiave. Una donna deve innanzitutto costruirsi la propria identità autonomamente, come donna appunto – non complementare di nessuno! – per poter scegliere il proprio compagno con lucidità ed allora sì la fiducia e la donazione di sè.
In definitiva questi sono per me i primi spunti di una relazione che può dar inizio ad una coppia veramente proiettata ad un domani, ad un futuro in cui l’uno è responsabile della crescita dell’altro e in questa reciproca responsabilità basata sulla fiducia, dar inizio al nuovo, al sempre nuovo che è la vita.






ha ha ha…un vero invito a nozze!!!
tu parli intanto di un rapporto di coppia cercato tra ragazzi con dinamiche mentali mature. nella maggior parte dei casi ci si sceglie da deficienti, guardando più all’aspetto fisico o alle prospettive di benessere, che alla ricerca autentica dell’altra metà. mi piace la struttura della coppia dove l’uomo è pilastro, ma la donna deve essere DONNA.
moglie-compagna-sorella-mamma-amante.
le vere donne sono capaci di questo
-tutto in uno-. ove non fosse così, ahimé le coppie sono destinate a periodi polari che sfociano in altro: la famiglia rimane spesso una scatola di carta velina.
allora il lavoro è a monte, come dici tu con l’educazione al sentimento, all’affettività, oserei anche al guardare nella vita, anche da giovani, all’essenza delle cose, alle scale di valori autentici. con gioia e con amore che, anche se ti sembra new age, è e sarà sempre il motore dell’universo.
p.s.
la coca cola dilata lo stomaco.
Il problema è che i ragazzi oggi sono quasi giustificati perché sono “ragazzi”! Secondo me gli adulti devono educare i ragazzi, anche a non fare i loro stessi errori. Un errore di valutazione nello scegliere da giovani come fossimo “deficienti” e che magari viene giustificato, domani probabilmente sarà irreparabile…
e che ne pensi dei genitori ebeti che non hanno il minimo senso della propria crescita interiore? che possono trasmettere? patate?
Penso che è un problema! Ma penso anche che per fortuna i genitori non sono gli unici adulti che si incontrano, e penso che noi nel nostro piccolo dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere senza risparmiarci mai. Soprattutto, sapendo ascoltare, formandoci per primi, dando il buon esempio, e soprattutto, ogni tanto, mettere da parte quella sottile vena di pessimismo che con gli anni irrimediabilmente si crea…
Credo che Paolo abbia ragione…per fortuna i genitori non sono gli unici adulti che s’incontrano nella vita…credo che forse arrivi anche un momento in cui ci si stacca dal loro modo “di vedere le cose” per camminare con i propri piedi e prendere consapevolezza di se stessi e di ciò che si è.
Davanti ad un figlio che cresce in questo modo, anche il genitore “ebete”si trova costretto a porsi in discussione, a crescere insieme al figlio magari a rivalutare tanti aspetti della propria vita…questa revisione diventa quasi un passaggio obbligato.
la cosa triste è quando invece non ci si accorge di ciò che sta accadendo e si rimane concentrati su se stessi senza rendersi conto di che “piega” sta prendendo la porpia vita e quella dei propri figli.
Sono d’accordo sul fatto che la nostra identità si costruisca a partire da noi stessi e non dall’altro…eppure quando in qualcosa ci si crede veramente (e se non è così non ha senso cominciarla) si deve tenere in conto anche l’opinione dell’altro…il punto è “fino a che punto”? Io non vado alla ricerca del primo offerente, anzi…diciamo che non cerco proprio!!! Gli incontri avvengono spontaneamente e naturalmente…interessante è il discorso sulla fiducia, perchè può essere una bella trappola! Bisogna stare attenti, affidarsi a qualcuno non è cosa da poco…eppure nel momento in cui ritieni che si tratta di QUEL qualcuno, non di uno a caso…ed è una cosa che sai, è irrazionale, non la puoi controllare all’infinito…a quel punto ti devi fidare, perchè se dubiti…insomma non funziona!!! Piuttosto, “amarsi non è guardarsi negli occhi, ma guardare con occhi diversi nella stessa direzione”, allora bisognerebbe capire in che direzione guardiamo, verso dove andiamo…che concezione dell’amore abbiamo!!! Perchè alle dinamiche di responsabilità e scambio, molto spesso si sostituisce l’idea del “desiderio”, della “conquista” e a me l’idea d’essere stata “preda” proprio non va giù!!! Inoltre, bisogna chiarire pure questa idea dello scambio, che non è un “do ut des”…ma un “immischiarsi”, mettersi in gioco seriamente, impegnarsi…e allora non c’è perfetta corrispondenza, perchè abbiamo modi diversi si manifestarci, modi differenti di esprimerci, poi l’uomo e la donna funzionano con categorie diverse, ci sono bisogni diversi e differenze strutturali! Quindi, non esiste che uno “dà e non riceve”, “riceve e non dà”, bisogna vedere pure cosa intende…puoi quantificare ciò che sei? ciò che hai? ciò che dai? Chi sei tu per giudicare ciò che io do e non do?
E poi…questo “ti amo” è veramente inflazionato…cioè, a me fa paura, è una cosa impegnativa, non c’è scritto da nessuna parte che dopo un tot di tempo o lo dici o fai schifo!!! E soprattutto…non è un gioco! Non è che oggi “ami” una persona e dopo due giorni hai bisogno di una pausa e sei pronto a buttare tutto all’aria…e che cos’è diventato l’amore? Ci vuole maturità…è vero! Sono i bambini che vogliono il giochino nuovo,subito dopo avere ricevuto ciò che aspettavano da tanto tempo…essere immaturi non è una colpa…ma I BAMBINI FACCIANO I BAMBINI, perchè una volta che si fanno i danni, poi i danni sono danni, non è che sono meno gravi perchè sono bambinate! No?!