Di rado scrivo su questo blog dei “pensieri sparsi”. Di solito evito i flussi di coscienza, ed anche oggi non sarò da meno! L’ultima volta che l’ho fatto è stato per l’articolo «Con il punto di domanda». Ciò che voglio comunicare stavolta è un sentimento, un sentire, leggendo il quale qualcuno si può rispecchiare, qualcun altro penserà sia soltanto uno sproloquio in una calda serata di fine maggio.

Avete presente quando ci si sente un po’ strani, a metà tra il nostalgico ed il malinconico, una nostalgia non tanto di situazioni passate, quanto di bivi passati. Si pensa a scelte fatte, decisioni prese, amicizie interrotte, e si comincia a pensare, badate bene senza rimpianto, a cosa sarebbe successo se quel giorno non fosse stati lì, se aveste chiamato quel numero piuttosto che l’altro, se aveste declinato quel determinato invito piuttosto che accettarlo?
Non mi sto riferendo alla sensazione di rimorso, oppure come dicevo rimpianto, oppure ancora di pentimento. Mi sto riferendo a quella sottile sensazione della scelta, all’euforia del possibile, della possibilità, del potere decidere e scegliere. La sensazione di totipotenzialità, poter prendere una strada piuttosto che un’altra senza essere ancora influenzati dal cammino già fatto.
Come chiamare questa sensazione: sindrome di Peter Pan? nostalgia? immaturità? nerdaggine?A mio modo di vedere non è nessuna di tutte queste cose. Anzi, questa sensazione per me è particolarmente produttiva, si colloca in un contesto di revisione e soprattutto, il contesto a me tanto caro, il contesto del sogno.
Sensazioni come questa, ma in realtà ogni altra sensazione, ogni altro stato d’animo, sono da valutare, da sfruttare per progettare il domani. Bisogna imparare ad ascoltarsi, sentirsi, percepirsi. Nessuno stato d’animo è sbagliato se aperto alla progettualità ed al domani. E questo in particolar modo, a me aiuta molto a sintetizzare e ricapitolare da dove arrivo, dove sono e dove sto andando.






sì..lo scirocco fa brutti scherzi..vedi come si può ridurre un ingegnere…si fa prendere dallo spleen… sai che c’é? è ora di maritarsi..fare famiglia..progettare ed eseguire..
O Mamma… sembri mia nonna!!!!!!!!
Ecco…proprio in questi giorni pensavo a quanto sia importante avere una direzione, ancora più del punto d’arrivo…pensavo che l’essere fermi su certe posizioni è importante, che il relativismo non porta a nulla, anche se le posizioni possono e devono essere messe in discussione per essere modificate o ulteriormente confermate.
In fondo la cosa più difficile per me,adesso, è abbandonarmi all’idea che non conosciamo i nostri percorsi, non sappiamo se avremo una strada lunga o breve da percorrere,ma soprattutto mentre saliamo perdiamo di vista l’orizzonte,non vediamo altro che rocce e ostacoli…è difficile credere che ogni cosa abbia un suo fine,che spesso i perchè non ci sono dati e ce lo dobbiamo tenere…
proviamo…