Chi si occupa di pastorale, sa come il sacramento della confessione sia tra i meno accettati, i meno compresi in assoluto. Ma anche chi non si occupa di pastorale potrebbe aver sperimentato, in determinati momenti della propria vita, la difficoltà ad accostarsi a questo sacramento e conoscerà bene da dove viene questa difficoltà. Oggi voglio spendere due parole su questo argomento perché penso che a molti possa aiutare.

Per prima cosa credo vi sia un problema nel modo di sentire questo sacramento. Non bisogna andare lontano per capire che è così: già nel riferirsi ad esso si parla di «sacramento della confessione», quando sarebbe più corretto dire «sacramento della riconciliazione», per non parlare di chi ancora lo chiama «sacramento della penitenza». Per intendersi, sono tre nomenclature corrette ed utilizzate quasi in maniera interscambiabile, ma che pongono l’accento su tre aspetti differenti del sacramento, il che non può che manifestare un concreto modo di sentire. A mio avviso, è sulla riconciliazione che bisogna porre l’accento, sul ritorno al Padre, sul perdono che si riceve gratuitamente. Infatti, parlando di “confessione” oppure di “penitenza” mi sto riferendo, anzi, sto ponendo l’attenzione principale ad elementi che di fatto sono secondari. Il sacramento infatti è un dono, è dono di grazia che ha per prima cosa Dio come soggetto. La salvezza e quindi la gioia che scaturisce dal perdono dei peccati sono una iniziativa di Dio, non mia. Il mio “confessare”, il mio “fare penitenza”, è semplicemente il modo di manifestare nel sacramento il mio desiderio di redenzione, è un gettarmi ancora una volta tra le braccia del Padre. Ma il Padre, è quel Padre che non mi aspetta al confessionale dissezionando la mia coscienza fino al più piccolo cavillo, ma è quel Padre che mi aspetta e vedendomi arrivare da lontano mi viene incontro, di sua assoluta iniziativa.
Certo, non sempre è un sacramento facile da celebrare e spesso dipende anche dall’attitudine del ministro, oltre che dalla «compatibilità» dei modi di sentire tra chi si confessa e chi accoglie la confessione. Tuttavia c’è da dire che in situazioni normali tutti noi abbiamo la possibilità di scegliere il confessore, diritto tra l’altro esplicitato anche nel codice di diritto canonico. E’ infatti un nostro diritto-dovere trovare un confessore con il quale iniziare un percorso di conversione che di fatto dura tutta una vita.
Quanto fin qui detto, è una prima riflessione che credo continuerò in qualche intervento futuro, per il momento ciò su cui voglio porre l’attenzione è:
- Ritrovare il modo sano di accostarsi, anche da un punto di vista emozionale, al sacramento.
- Meditare sul sacramento della riconciliazione come dono gratuito, come abbraccio affettuoso del Padre, che ci riaccoglie sempre così come siamo.
- Importanza di individuare un confessore che possa essere sempre lo stesso, con il quale iniziare un percorso e non semplicemente un’assoluzione.






ma quando ci si confessa, paolo, cosa vai a raccontare? i tuoi difetti? le cose in cui senti di avere mancato..ma sei sempre capace di riconoscerli? sai obbiettivamente dire che sei orgoglioso o invidioso o non so che? oppure racconti gli screzi che ti addolorano o le discussioni a casa o con la tua compagna/o figli amici e quant’altro? sei selettivo nella confessione? racconti davvero la tua anima?
io quando lo faccio, ed avviene raramente, faccio un casino e mi pare di essere scema a raccontare cose che già riconosco come mancanze difetti o peccati..mi incarto e mi rimetto a Lui che tutto sa, che tutto vede. spesso i confessori bofonchiano concetti astratti che ti danno l’impressione di non avere capito chi hanno davanti…sì sono scettica..ma ci lavorerò.
Frà! Ben ritrovata!!
Quello di cui parli riguarda l’esame di coscienza! Anche questo è qualcosa che bisogna imparare a fare… prima o poi scriverò un articolo anche su questo, ma molti ne parlano prima e sicuramente meglio di me! Ciò che è fondamentale è capire cosa è il peccato, e perché ed in quale situazione un nostro comportamento o un nostro atteggiamento è peccato.
Confessarsi, come la preghiera è qualcosa che bisogna imparare a fare, facendolo!! Per questo dicevo che è importante anche avere un confessore che sia sempre lo stesso, che ti conosca e che capisca quando “ti incarti” e così eviti (poverino!!) di bofonchiare qualcosa cercando di azzeccarci!!!!!
Comunque, se vuoi ne parliamo di persona!!