Non so se tutti sanno cosa è una mappina. Mappina è un termine in uso a Palermo per definire lo strofinaccio da cucina. E’ quella pezza, di stoffa, che si usa per asciugare le stoviglie.
Ecco oggi riflettevo con alcuni amici, come vi siano in vendita presso noti negozi, mappine che arrivano a costare anche 375$, 330€ per noi europei, quasi 700.000 lire del vecchio conio.
Ora, pensavo come in questa nostra bella società del consumo, anche una mappina, che a quel prezzo viene denominato foulard, diventa desiderabile, talmente desiderabile da essere venduta ad oltre il 300% del suo costo di mercato. E’ inutile che ci prendiamo in giro, è un affronto alla fame del mondo.
Come queste mappine ci sono anche molti altri accessori, tra cui le cinte, dal costo analogo se non anche superiore. Dico, le CINTE… pezzi di cuoio che servono a tenere i pantaloni, ripeto, tenere i pantaloni!! Centinaia di euro per tenere su i pantaloni? Centinaia di euro per una mappina da mettere al collo e dove nessuno farà mai caso al preziosissimo decoro stampigliato a mano da un bambino sordo, muto e cieco della Cina meridinale?
No mi spiace, non posso crederci, non si compra un sostegno per i pantaloni, nè un fasciacollo, si cerca di comprare la personalità che non si possiede, i sogni che non si hanno, i desideri che neanche si ricordano, la realizzazione personale che neanche si cerca di raggiungere, gli amici che non si hanno, la persona che si vorrebbe essere. Ecco cosa cerca di comprare chi entra in uno di questi negozi. Tentativo disperato che non può che suscitare la mia compassione. Compassione sì, perché chi fa un acquisto del genere, esce dal negozio con un foulard da 300€, ma appena tornato a casa è consapevole di avere in mano solo una mappina, una mappina tra l’altro che neanche serve allo scopo: non ci asciughi i piatti, non ci compri gli amici, non ci compri niente di tutto ciò che speravi comprare. Il punto è che appena scopri di avere in mano una mera mappina ne vuoi subito un’altra, ed un’altra, ed un’altra ancora per appagare l’ovvio sentimento di frustrazione.
Dobbiamo ridare la giusta importanza alle cose.
La sobrietà di vita non è uno stile da poveracci, non è un privarsi di ciò che fa piacere, di ciò che può donare qualche attimo di serenità. La sobrietà di vita è dare il giusto peso ad ogni cosa, è non svendersi ad una marca, ad uno stilista, ad un cliché, è risparmiare sè stessi per ciò per cui vale davvero spendersi. Comprare un “foulard” da più di trecento euro, per quanto alto sia il proprio reddito, significa vivere fuori dal mondo, disprezzare innanzitutto il proprio lavoro, i proprio soldi, sè stessi, e soprattutto disprezzare quanti faticano ad arrivare alla fine del mese, quanti neanche lo iniziano il mese, quanti decidono di farla finita, quanti sono stati licenziati a 50 anni e non troveranno mai più un posto nel mondo del lavoro, quanti passano 4 ore al giorno per 5 giorni a settimana per guadagnare proprio quei 300€ al mese. A questi, proprio a questi dite: il vostro lavoro non vale niente, il vostro lavoro vale quanto la mappina che io porto al collo.
Un altro detto, a Palermo recita: Chi ha e non fa muore scontento. Sono d’accordo, però ogni investimento deve essere valutato, vagliato, ad ogni cosa va dato il giusto valore, il giusto prezzo, la giusta importanza. Non ci si può svendere e diventare schiavi delle mappine.







ti rispondo in vari modi..
per rientrare nella spesa si potrebbe usare il foulard anche come cintura come spesso faccio io..
poi volevo precisarti che la mappina per essere di buona qualità deve essere di cotone piuttosto spesso..quindi il foulard di hermès o di scricchiapanelle non è adatto: la seta non assorbe.
scherzi a parte..io penso che nella nostra vita può esserci di tutto, ma quello che necessariamente deve esserci è la libertà mentale dalle cose, il sapere apprezzare le cose belle ed il bello delle cose, senza per questo viverne con frustrazione la mancanza del loro possesso.
se una persona non esce di casa perchè non resiste alla pulsione isterica di fare shopping, è triste e ridicola.
tu parli della mappina di hermès..io trovo che anche in cose molto più economiche la persone si rivelano sciocche. intorno a noi spesso gente che ha difficoltà a mettere il pane a tavola non sa rinunciare all’acqisto dei generi più disparati..scarpe, borse, gioiellini vari, gadgets superflui che rendono ridicole famiglie intere (perchè il cliché dei genitori si estende ai figli che diventano più scemi di loro)..
tu parli di fame nel mondo..sai di che cos’è la fame? è digiuno di valori, è digiuno di maturità, è il volere più facilmente “apparire”, mettere mappine per coprire il nulla della propria vita. ma una cosa che ho compreso, è che ognuno di noi segue il filo della propria vita. e se calìa è, calia resta, ma sempre nel suo cammino. e prima o poi ne paga tutte le conseguenze. per certo.