Una ricetta, ci fosse una ricetta sarebbe meglio per tutti. Un’indicazione precisa, un come comportarsi codificato e sempre coerente a sé stesso. Ma una ricetta non c’è, non c’è neanche in cucina: il sale è sempre quanto basta, la noce moscata è un’odore, lo zafferano è per colorare, la paprica è secondo i gusti, la cottura è quella voluta, il burro è consigliabile, ma va bene anche la margarina.
Si d’accordo, ma quanto basta? quant’è un’odore? quanto devo colorare? quanto “mi può piacere” senza uccidermi? quale cottura è quella “voluta”? cosa cambia davvero tra burro o margarina? Nessuna ricetta è standard, nessun piatto è standard, nessuna vita è standard.
Ci sono indicazioni, indicazioni precise, indicazioni stringenti, ma sempre e solo indicazioni, mai imperativi, mai necessariamente giusti. Sale, noce moscata e zafferano, paprica, vanno usati con sapienza, perché altrimenti la ricetta sarà immangiabile, il burro è un grasso e non va cotto, la margarina è un grasso idrogenato ed è meglio ridurla, la cottura si capisce dal colore, dall’odore. Nessuna ricetta è standard, ma non si può cucinare senza che vi sia un criterio, delle regole che permettano che il risultato finale sia quantomeno accettabile, se non addirittura eccellente.
Quale regola allora nella vita? Forse nessuna. Quanti principi, quanti valori? Tantissimi, innumerevoli forse. Come regolarsi dunque? Una risposta certa forse non c’è, ma ciò che ritengo possa fare da discriminante è la coerenza. La coerenza di vita, una coerenza in ed intorno a noi.
Infatti, se si crea già in noi una frattura, una discordanza, un’incoerenza, tutto il sistema inizia a funzionare male, rischiando di andare ben presto a rotoli: appena ciò che dico non è quel che penso, ciò che esprimo non è chi sono, chi frequento non è chi vorrei, ciò che faccio non realizza quel che sono, gli atteggiamenti che assumo non appartengono alla mia condizione, o alla mia realtà, è l’inizio della discesa. Una discesa che può essere più vorticosa di quanto si possa immaginare.
Come al solito se si punta all’equilibrio, quell’equilibrio che per quanto possa essere precario è pur sempre tale, il risultato non può che essere equilibrato! Ciò che da l’equilibrio, è la coerenza, la coerenza in tutto ciò che siamo che non può che trasporsi in quel che facciamo. Aspirazioni, desideri,inclinazioni, ambizioni, tutti le abbiamo, e sono queste che definiscono ciò che possiamo diventare, il meglio che possiamo diventare. Se siamo coerenti a noi stessi, non ci accontenteremo della prima opportunità che ci capita, della prima offerta, del primo che passa, di ciò che ci vogliono far credere, di ciò che ci vogliono vendere, e allora sì, quel “quanto basta” di sale, sarà ovvio.
Chi cerca una ricetta, ha paura di vivere, e per qualcuno forse è il massimo a cui può aspirare, e va certamente bene così. C’è chi ha bisogno di inquadrarsi in una struttura ben chiara e determinata ed è meglio per lui che lo faccia quanto prima. Ma per la maggior parte di noi, non esiste un quadro predeterminato, i nostri limiti sono imposti soltanto dal momento in cui gettiamo la spugna, dal momento in cui decidiamo di accontentarci, di una regola, o di un modello preimpostato, di consumo.







lo sai che ci sarei stata..
fra.
penso che le ricette ci vogliono..ti insegnano la tecnica di base..tu provi, esplori..poi sviluppi la tua ricetta personale..dosi colori e sapori..ti muovi a naso.. la cucina come la vita..un pò dolce, un pò amara, piccante..scialba o colorata. cosa ci rende degli assi? la passione e l’amore che mettiamo in quello che “cuciniamo”..ma soprattutto la nostra cucina segue il nostro gusto. rispecchia quello che siamo..
..piuttosto..da tempo abbiamo in sospeso una cena in terrazza..dobbiamo assolutamente farla appena il tempo si stabilizza.
p.s.
-la margarina è tossica, innalza il colesterolo. bocciata.
-mangiare sano senza cose trafficate dagli altri è un dovere nei confronti di noi stessi e del nostro corpo.
-il curry non dovrebbe mancare mai nella nostra tavola: gli indiani sono la popolazione con il più basso tasso di mortalità per cancro. la loro cucina è a base di curry e ghee..riflettiamoci su.
Frà, scusando l’ignoranza, cos’è il ghe?
Paolo questo è proprio un bel articolo…all’inizio quando ho visto l’articolo e la figura pensavo che avessi accettato il mio invito ad aggiungere qualche ricetta…poi mi sono accorta che la ricetta era una metafora. mi fa riflettere il fatto che si parli sempre di indicazioni, che nella maggior parte dei casi sono un pò vaghe e nebulose, mai di imperativi. D’altro canto, chi può dirti cosa fare? dove sta la possibilità di scegliere. Forse la ricetta più azzeccata è avere rispetto per se stessi e per gli altri, portare avanti dei valori sani e concreti….
In questo articolo, ci sono tanti punti interessanti che necessitano di un’ulteriore lettura e riflessione! un bacione
non ghe, ma ghee (si legge ghi).
si tratta di burro chiarificato, ovvero privato del colesterolo cattivo (parte grassa che depositandosi ostruisce le nostre vene e arterie).
in india lo usano al posto del burro, ed ha proprietà benefiche anche nella medicina ayurvedica.
il suo consumo abituale abbassa i valori di colesterolo cattivo nel sangue, convertendolo in colesterolo buono…
..come dire che una cosa buona trasforma una cosa cattiva..la cucina come la vita…
Ma quanto siete filosofiche tutt’e due… quasi quasi mi commuovo davanti a codeste perle di saggezza!!!! AHAHAHHAA!!!!
ah non lo sapevo…ma sbaglio o tu fai qualcosa di simile con il burro normale per togliere il colesterolo cattivo?
Paolo, rassegnati sembrano i commenti di un blog di cucina…
ricordi bene. il ghee lo faccio da me…
sì paolo, rassegnati..
Donne… siete donne… ecco qual è il motivo! A questo mi devo rassegnare!
come vivere senza?
non puoi vivere senza!