Gli ultimi chilometri
14 maggio 2010

Gli ultimi chilometri, dopo tanti che ne sono accumulati. Sono proprio quegli ultimi chilometri, quelli che si fanno senza essere più al pieno delle forze, quando la festa è finita, l’entusiasmo è andato scemando, molti si sono ritirati, altri si sono proprio persi.

Raramente si parte soli...

Quegli ultimi chilometri, magari gli ultimi dieci dopo trenta, quegli ultimi dieci chilometri in cui si giocano tutti gli altri. Quei chilometri, terribili chilometri, in cui ci si gioca il tutto per tutto, in cui non si è più certi neanche se il gioco valga davvero la candela, e non è solo una sensazione, non si sa davvero se quell’ennesima corsa che si è intrapresa valeva davvero la pena.

In quegli ultimi chilometri ci si trova a dover fare un serio discernimento, uno dei discernimenti più importanti di tutto il percorso, e ci si trova a doverlo fare senza aver il tempo di fermarsi, si deve fare in itinere: continuare a correre, stringere i denti, oppure fermarsi? Non è solo questione di sacrificio, ma anche di rischio: non è detto che si sia in grado di reggere un simile stress, e quegli ultimi chilometri possono essere fatali.

Bisogna sapere quando fermarsi e quando continuare l’impresa. Bisogna imparare a capire quali siano i propri limiti e sfruttarli a proprio vantaggio. Non sempre ritirarsi da una corsa significa perderla, e non sempre arrivare al traguardo significa vincere.

Sono  sempre quegli ultimi chilometri. E’ proprio per quelli che ci si allena, non per i primi, non per i secondi, ma per gli ultimi. Tutti partono, non tutti arrivano, non tutti devono arrivare, non tutti è bene che arrivino. Molti vivono per quegli ultimi chilometri, perché è lì che ci si gioca davvero, che si inizia davvero a correre, che si ha la consapevolezza dei rischi e la relativa paura di rimanerne schiacciati, ma ogni volta che si inizia si aspetta, si aspettano gli ultimi chilometri, quelli veri: in fin dei conti, se si guarda veramente nel profondo del proprio cuore, nessuno vuole correre per sempre, ciò che davvero si vuole è arrivare. E si arriva solo dopo quegli ultimi chilometri, anzi, a volte è più vero che è in quegli ultimi chilometri che si decide il punto di arrivo.

Ben arrivato agli ultimi chilometri, dove vuoi andare adesso?

Nessun arrivo si può decidere alla partenza, al massimo si può prevedere, ma questa previsione non può che essere una previsione di massima. Decidere di andare avanti in quegli ultimi chilometri, è una scelta coraggiosa, spesso non compresa, altre volte addirittura osteggiata, ma è in quegli ultimi chilometri che io determino chi sono davvero.

5 commenti
Lascia un commento
  1. Commento by francesca — 15 maggio 2010 @ 07:01

    negli ultimi chilometri delle mie esperienze, quando l’energia e la forza sembravano azzerate, ho sempre trovato una nuova energia. come se tutte le fatiche fossero scomparse..una specie di dono venuto da chissà dove.
    il senso è che non bisogna mai abbattersi. che la stanchezza ci porte avvilimento e pensieri ombrosi. perseverando si riesce a recuperare più di una risorsa. con un sapore più pieno.

  2. Commento by daniela — 15 maggio 2010 @ 09:18

    in genere negli ultimi chilometri riesco a trovare una nuova carica energetica, quella che mi permette di stringere i denti, superare la fatica e farmi andare oltre, verso la meta anche se a volte è nebulosa…
    ma vuoi poi mettere la soddisfazione di essere comunque arrivato, di aver superato quei fatidici ultimi chilometri? la soddisfazione è enorme, è una conquista per te stesso.

  3. Commento by Paolo (admin) — 15 maggio 2010 @ 10:18

    Quello che mi chiedo è: Chi dice che in quegli ultimi chilometri bisogna davvero “trovare la carica” per arrivare? Chi dice che quella che noi pensiamo sia una “nuova carica” in realtà non ci uccide? Chi dice che “dobbiamo arrivare” per forza?

    In altri termini, e se in quegli ultimi chilometri, anzicché farsi prendere dalla frenesia dell’arrivare al traguardo ad ogni costo, si dovesse far mente locale e capire che sia meglio lasciare, magari per non soccombere, e così poter cambiare gara?

  4. Commento by ada — 15 maggio 2010 @ 12:57

    Io penso che ciò che è veramente importante è il modo in cui noi raggiungiamo il traguardo non il tempo che impieghiamo, tutto si colloca allora in una diversa dimensione e assume significato
    “Fare ogni cosa come se tutto dipendesse da noi, sapendo che nulla dipende da noi”

  5. Commento by Paolo (admin) — 15 maggio 2010 @ 13:50

    “Fare ogni cosa come se tutto dipendesse da noi, sapendo che nulla dipende da noi”

    Sì, infatti! Sono d’accordo. E secondo me, ancor di più, a volte come si viaggia è anche più importante del fatto che si arrivi oppure no!

Lascia un commento

  • Nome*
  • Mail*(non verrà pubblicata!)
  • Sito web