Preghiera, consigli pratici
12 maggio 2010

In relazione a quanto ho scritto in “Pastorale giovanile: l’obiettivo N° 1″ voglio parlare oggi di preghiera. Molto spesso infatti, ci si chiede come pregare, quali parole, quali atteggiamenti, quando pregare, a cosa pensare durante la preghiera. L’unica risposta veramente esaustiva a questa domanda è inizia a pregare e capirai da solo come procedere! Non ci sono ricette, non ci sono procedure, così come non ce n’è in una storia d’amore.

Fermo restando che sono pienamente convinto di ciò, oggi voglio condividere alcuni consigli pratici che negli anni mi sono stati donati e che effettivamente anche nella mia vita hanno portato i loro frutti.

1. La Parola di Dio

La Parola di Dio è Gesù stesso. Essa purifica la nostre parole, le nostre intenzioni, i nostri desideri. Pregare con la Parola di Dio significa render presente Gesù nella nostra vita, significa parlare al Padre con le stesse parole del Figlio, con parole che il Padre non può far a meno di ascoltare. La Parola di Dio è rivolta ad ognuno di noi, non genericamente a tutti, ma proprio a me: ha qualcosa da dire oggi, in questo momento ed a me. Ha qualcosa da dire che è sempre nuovo, la Parola di Dio parla a me e parla di me. Attraverso di essa, anzi, in essa io posso ritrovare il mio orizzonte di senso, entrare nel mistero di Dio su di me, nel progetto che Dio ha pensato per me da sempre.

Ecco allora che la prima cosa da fare è mettersi in ascolto, pregare sempre con un brano della Bibbia, leggerlo, interrogarlo. Il riferimento ad un brano biblico, che ci permetta di accedere alla Parola di Dio, non dovrebbe mancare mai.

2. Il Desiderio

Mettersi in ascolto significa far silenzio, lasciare lo spazio sufficiente alla Parola per poter dire qualcosa. Nella preghiera non c’è qualcosa a cui pensare, è necessario anzi far silenzio, lasciare lo spazio a Dio per agire, per dire qualcosa a noi e proprio a noi. In questo spazio che lasciamo vuoto, da parte nostra non vi deve essere una passività, un’attesa passiva, un silenzio interiore come fosse un annullamento di noi stessi, come fosse una seduta di yoga! In questo spazio lasciato a Dio si deve innestare la dimensione del desiderio. Il desiderio è un motore propulsivo, è la spinta ad andare sempre oltre, a sperare, a non accontentarsi di ciò che si può ottenere facilmente, in breve tempo e con le proprie forze. Desiderare significa affidarsi a Dio.

Desiderare nella preghiera significa attendere la sua Parola, attenderla con una certa ansia, quell’ansia di chi sa di averne assoluto bisogno, perché senza di essa non «so più chi sono, sono morto». La Parola va chiesta a Dio, va aspettata, e lui non può e non la nega. Desiderare la Parola significa prepararsi anche a riceverla, fare ancora una volta spazio, stavolta non come silenzio, ma come accoglienza.

3. Ritrovare se stessi

Dio non può negare la sua Parola, perché sa che qualora lo facesse noi moriremmo. Per questo Egli ci ha donato il suo unico Figlio Gesù perché noi avessimo la vita e l’avessimo in abbondanza. E’ in questa Parola che ci è donata dunque, che noi dobbiamo ritrovare la nostra vita, ritrovare noi stessi. Dio parla a noi, di noi nel suo Figlio. Il Salmo 40 recita:

«sul rotolo del libro di me è scritto che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore.» (Sal 40,8-9)

E’ di me che parla la Parola, è di me che è scritto nelle scritture. Su questa consapevolezza bisogna basare la preghiera, con questa consapevolezza bisogna accogliere la Parola. E’ questa consapevolezza che ci fa accostare alla Parola con fiducia e speranza, è con questa consapevolezza che noi ritroviamo in essa noi stessi, la nostra chiamata all’amore.

4. Lasciarsi intenerire dalla tenerezza di Dio

La preghiera è innanzitutto dono, è dono di Dio. Egli ci parla, egli si dice a noi con una tenerezza ed un amore sconvolgente. E’ importante comprendere come sia lui ad agire nella preghiera, non siamo noi a dare qualcosa a Lui, ma è Lui a dare a noi gratuitamente. Dio è un Dio misericordioso, che altro non significa che «Dio è un Dio dal cuore tenero». Incontrare Dio significa incontrare la sua tenerezza: quella compassione che Gesù ha mostrato per la vedova di Nain (Lc 7,14), quello sguardo di amore verso il giovane ricco (Mc 10,17-22) e verso Pietro  (Lc 22,54-62), quell’abbraccio del Padre al figlio peccatore (Lc 15,11-32). E’ il suo amore che si incontra nella preghiera, una amore non solo razionale, ragionevole, ma anche emozionale. Scoprire l’amore di Dio per me, un amore gratuito ed immotivato, non può che generare anche emozione, l’emozione forte di chi sa di essere amato. Quella trepidazione del cuore che solo chi ha provato davvero l’amore può conoscere. Pregare significa rendersi disponibili ad accogliere questo amore.

5. Ruminatio

Non è bene nella preghiera saltare da un pensiero all’antro, da un concetto all’altro, da una formula all’altra, da un brano all’altro. E’ bene invece quando capita di incontrare qualcosa, qualche aspetto, qualche frase che risuona nel nostro cuore concentrarsi proprio su di essa. Ripeterla, dirla a sé stessi, dirla a Dio affinché lui la restituisca come risposta. La Parola di Dio va meditata, ruminata, girata e rigirata nel proprio cuore, nella propria anima affinché si attacchi  al profondo del proprio cuore, come recita il salmista. Lasciarsi guidare da Dio nella preghiera è proprio questo: non controllare ogni aspetto, ma anzi individuare quegli aspetti che risuonano, che si presentano immediatamente come fruttuosi, ricchi di significato in quel preciso momento, e aggrapparsi ad essi con tutte le proprie forze.

E’ la così detta ruminatio, che vuol dire anche ripetizione, ripetizione di parole, formule, versetti, frasi. La Chiesa da sempre ne ha indicato il valore, può sembrare assurdo a noi iper-razionalistici del nuovo millennio, tuttavia, chi comprende davvero l’importanza della preghiera avrà sicuramente l’umiltà di affidarsi a questi strumenti con fiducia, perché insegnati da sempre.

6. Pazienza

Quanto detto sin qui è inutile senza pazienza. La preghiera ha i suoi tempi, che spesso non rispondono ai nostri caratterizzati dal “tutto e subito”. La perseveranza nella preghiera serve a prepararci, prepararci ad accogliere ciò che Dio ha da dirci, e renderci capaci si comprenderlo. Dio ha una gradualità, sa aspettare i nostri tempi, è lui il primo ad aver pazienza, e noi dobbiamo fare altrettanto: dobbiamo aver pazienza con Lui e soprattutto con noi stessi. Se Dio ci ama così come siamo, perché noi non possiamo fare altrettanto?

Può capitare che la preghiera sembri alla fine di tutto inconcludente. Proprio allora bisogna ricominciare: tanto più è inconcludente tanto più dobbiamo far sì che questo attendere non diventi scoraggiamento ma che invece alimenti il nostro desiderio.

7. Azione

La preghiera non si può ridurre ad una meditazione, ad una riflessione rasserenante. Essa deve rispecchiarsi nella vita, nella propria vita, perché è di essa che parla, è in essa che cresce, è in essa che si realizza. La preghiera ci forma, la preghiera è un invito, invito a prendere in mano la propria vita, invito ad amare Dio e gli altri, invito ad annunciare le bellezze che Dio opera nella propria vita. Non si può sperimentare quanto detto sin qui e rimanere indifferenti.

Se davvero si incontra il Signore, non si può che lasciare le reti e seguirlo.

2 commenti
Lascia un commento
  1. Commento by francesca — 12 maggio 2010 @ 15:06

    penso che prima di leggere e pregare sulla parola di Dio, si deve imparare a darle la giusta importanza, si deve preparare quel vuoto fatto dall’assenza di pensieri e ansie che ci appartengono quotidianamente, per accoglierla nella sua pienezza. dovremmo prima riuscire a coglierLo in ogni aspetto, di grazia e non, della nostra vita. riuscire a percepirLo come vero Padre non perché così ci è stato insegnato. “sentire” che -Dio é- veramente dentro di noi.
    francesca

  2. Commento by Ada — 12 maggio 2010 @ 18:05

    Pregare non è un dovere è una necessità, la preghiera deve diventare amore, pregare è desiderare Dio, è lasciare che Lui intessa il Suo Essere nel mio essere, vuol dire sentirsi a casa, è perdersi nel Signore, è un profondo rapporto d’amore, di abbandono al Padre.
    La qualità della ns vita dipende dalla nostra preghiera.Quando prego mi lascio amare da Dio, Gli do il mio tempo, godo della Sua presenza
    Pregare: mettersi in contatto con…
    Lasciarsi interrompere per
    Lasciarsi amare
    Arrendersi
    Lasciare che il Signore agisca nella mia vita, vivere di Dio, per Dio, con Dio da ciò nasce la necessità di pregare.
    Fame di Dio, che si placa solo nell’incontro con Lui, nella preghiera, che è ascolto e abbandono.
    Quando non preghiamo è mancanza di tempo o scarsità d’amore? Se preghiamo la nostra vita fa un salto qualitativo lasciamo agire Dio in noi, il tempo della preghiera è quello in cui lasciamo entrare il Signore nella nostra esistenza e ci lasciamo trasformare La sola risposta che mi attendo dalla preghiera è la mia conversione, la preghiera incomincia nel momento stesso in cui Dio cessa di essere un Egli e diventa un TU, posso scoprire Cristo nel fratello, solo se Cristo è divenuto Qualcuno per me nella preghiera. Io penso che la preghiera è lasciare che Dio entri a far parte della mia vita, anzi che divenga la mia vita, allora tutto è preghiera. Pregare è seguire Cristo che va tra gli uomini, quasi accompagnandolo” Ignazio Loyola

Lascia un commento

  • Nome*
  • Mail*(non verrà pubblicata!)
  • Sito web