Pastorale giovanile: l’obiettivo N°1
2 maggio 2010

Spesso si parla di gruppi giovanili. Ogni parrocchia dovrebbe averne almeno uno. La pastorale giovanile è un investimento a lungo termine, è spesso il campo più gettonato dai giovani presbiteri, ricchi di energie e creatività. Tutta benedizione del Signore!

Molte sono le attività che la Chiesa in generale, e le chiese particolari rivolgono ai giovani: dibatti, cineforum, pellegrinaggi, gite. E poi si parla, si parla un po’ di tutto, si va dalla catechesi, alle discussioni interminabili su preservativi ed aborto, i rapporti prematrimoniali poi, sono un must! La verità è che si cerca in tutti i modi e con tutta le buona volontà possibile di far entrare i giovani in un orizzonte di senso, anche esistenziale, che il mondo d’oggi tende a far tacere, a tenere nascosto sotto un’interminabile serie di offerte commerciali dove i giovani più che chiamati ad acquistare, sono invitati a vendersi.

La Chiesa è sempre stata consapevole della necessità di educare al discernimento, a quel discernimento vocazionale  che va iniziato il prima possibile, allenandosi sin da subito ad ascoltare la Parola, quella Parola che è rivolta personalmente ad ognuno.

In questi giorni riflettevo sulle mie esperienze di gruppi ed associazioni giovanili, nonché sulla mia esperienza di operatore pastorale. Molti sono i ricordi e le sensazioni che sono affiorate, ed insieme a questa ho inquadrato anche quale debba essere l’obbiettivo numero 1, quello fondante tutti gli altri: la preghiera. Un gruppo giovanile si deve dare come obbiettivo primario quello di insegnare a pregare ed educare alla liturgia.

Certo, si sa bene che si impara a pregare pregando, ma è forse proprio questo che un gruppo giovanile deve fare: favorire momenti di preghiera offrendo quando di più grande e bello la mistica cristiana ha da offrire. Si impara a pregare pregando, ma è anche vero che nella preghiera si possono seguire i consigli e le indicazioni di chi ci ha preceduto, di grandi maestri come Santa Teresina di Lisieux, San Giovanni della Croce, Sant’Ignazio.

Alla lunga i gruppi si sciolgono, le strade si dividono, i giovani crescono, i cori si sciolgono, ciò che rimane allora è soltanto quell’esperienza di comunione e quello stile di relazione con Dio che segna spesso per tutta la vita. I dibattiti finiscono, le gite pure, le catechesi anche, ma la preghiera deve accompagnare tutta la vita. Tutti gli operatori pastorali, e tutte le associazioni e gruppi, dovrebbero sentire il peso di questa responsabilità e cogliere con speranza la sfida. Nella preghiera, infatti, gran parte del lavoro lo fa Dio stesso!

Nella preghiera un gruppo non si scioglie mai, la comunione è sempre piena. Nella preghiera si scopre la propria vocazione, e la si ridona a Dio come risposta!

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