Pasqua 2010
3 aprile 2010

Non vi è Pasqua, non vi è resurrezione senza una morte. L’illogicità assoluta ed irrazionale della morte, ed ancor di più la scandalosa e folle morte del figlio di Dio sulla Croce è un momento storico e salvifico nella vita di ogni uomo che non può essere eliminato in nessun modo. Tanto meno è possibile edulcoralo in alcuna maniera.

La follia della croce è la possibilità unica che viene data a tutti per esprimersi in quanto persone, in quanto figli di Dio, in quanto esseri unici ed irripetibili che proprio in questa loro unicità, che diviene determinazione di sè, autodeterminazione,  hanno la possibilità di amare in maniera autentica e gatuita, per ciò che si è, gli altri e Dio, che ci ha amati per primo.

Dio conosce l’importanza della croce e la difficoltà a comprenderla ed accettarla. Per questo ci ha donato il suo Figlio che, ha accettato e preso su di sé tutta la stoltezza di questa croce affinché potessimo non essere soli su di essa e potesse diventare per noi strumento di salvezza. Accettare la propria croce, dunque, significa non farsi schiacciare da essa, ma portarla sulle proprie spalle, come Gesù ci ha mostrato, consapevoli che la profonda solitudine che lui ha provato, quell’abbandono da parte del Padre che lo ha portato ad urlare “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”, l’ha vissuto e la poteva vivere in pienezza solo Lui, aprendo a noi la strada alla resurrezione.

Tomba Vuota

Perché cercate tra i morti colui che è vivo?

Nell’illogicità, nel peccato, nella disperazione, nell’angoscia, nella solitudine, nella morte, nella sofferenza, lì dove Dio non c’era, né ci poteva essere, ora c’è. Il Figlio ha assunto la nostra natura umana permettendoci nuovamente di parlare al Padre, e di parlargli con il vezzeggiativo di Abbà.

Le sofferenze della croce sono dunque come i dolori del parto, ai quali non può che corrispondere la gioia infinita di una nuova nascita a cui tutti noi siamo chiamati.

Buona Pasqua a tutti!

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