Non sempre si sente la necessità di essere liberi di camminare su di una corda tesa senza reti di protezione, e nemmeno ci si sente davvero liberi camminando su di questa corda sapendo che comunque gli esiti dell’evento sono fortemente limitati da imbracature e reti.

Salto in libertà, o salto in sicurezza?
Ogni scelta, ogni condizione della nostra esistenza oscilla tra sicurezza e libertà: c’è chi nelle proprie certezze, nelle proprie sicurezze, si sente libero, e chi per sentirsi libero ha bisogno di navigare in mare aperto senza alcuna scialuppa di salvataggio.
C’è chi parte e chi resta. Chi ha paura di partire e chi ha paura di dover restare. C’è chi, girovago e ramingo, non avrà mai una casa e per questo si sente libero, e chi, certo e sicuro del proprio sostentamento nella cella dove è rinchiuso pensa che questa sia l’unica situazione possibile di sussistenza, l’unico ed il migliore mondo possibile.
Tutti pensiamo e vogliamo la libertà, ma difficilmente prendiamo in considerazione che questa significa lasciarsi alle spalle ciò che ci da sicurezza, quella sicurezza che è requisito fondamentale per trovare la forza di esercitare la libertà tanto cercata.
E’ troppo facile pensare che tra due opposti inconciliabili la soluzione si trovi nel “giusto mezzo”. Soluzioni così prese, specialmente nel campo dei principi, significano non prendere posizione, navigare nell’incertezza, nel relativismo, spinti dalle sensazioni del momento.
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”
Nei continui salti tra certezza e libertà, tra libertà e sicurezza, il brivido della caduta costituisce una fase intermedia, necessaria ad ogni spostamento dove libertà e sicurezze si giocano in una profonda lotta in cui una volta l’una, una volta l’altra, ha la meglio. Ad ogni equilibrio, una nuova fase della vita, ad ogni prevaricare della libertà sulla sicurezza o viceversa un nuovo salto, un nuovo passo?





