Ho parlato spesso di web 2.0, e d’altronde questo sito non è che l’ultimo dei frammenti di questo modo di concepire internet. Una delle novità più diffuse della rete democratica è sicuramente il blog, o per meglio dire il weblog. Cosa è di preciso un blog? Dal punto di vista tecnologico niente di sconvolgente, è soltanto uno spazio su internet con un elenco di interventi (articoli?) scritti in formato HTML e poco altro. Ma qual è davvero la forza di un blog, e quali i suoi limiti? Un blog da un punto di vista umano e sociale è uno spazio disponibile, aperto, in cui tutti hanno la possibilità di esprimersi, di comunicare sé stessi e le proprie idee.

Blog!
Per fortuna un blog non si nega a nessuno!
Ciò che limita fortemente un blog e lo caratterizza è il movente. Perché un blog? Per quale motivo scrivere su internet. Si potrebbe dire semplicemente per divulgare le proprie idee, le proprie riflessioni, per condividere con altri i propri studi, il proprio lavoro. Tutte intenzioni belle e nobili se non si scontrassero con una tremenda verità: il we blog nella maggior parte dei casi è semplicemente in i blog. In altre termini, la maggior parte delle parole scritte su internet, non verrà letto mai da nessuno, e questo ogni bravo blogger lo sa bene, tanto è vero che si ammazza per farsi indicizzare da google e per farsi linkare nei social network.
Sembra che in città ci sia qualcuno che non è finito mai in TV.
Ma allora, perché la gente (io incluso!) spende energie a scrivere su di un blog?
Secondo me basta andare all’essenza delle cose. Ciò di cui davvero si sente il bisogno, forse, è il raccontarsi. La gente vuole raccontarsi, vuole dire agli altri ed a sé stessi chi è, cosa si sta facendo, cosa si prova. Questo desiderio di raccontarsi è anche il desiderio di fare bilanci, di trovare quel filo rosso che unisce tutte l’esperienze della propria vita che per natura nascono come frammentarie. Nel passaggio da second life, dove si diventa un’altra persona fuggendo dalla realtà, a facebook, dove si è irrimediabilmente unici, si scorge chiaramente questo desiderio di essere unicamente ed originalmente sé stessi e soprattutto, di essere considerati come tali dagli altri.
La società d’oggi è talmente televisiva e finta che ognuno di noi rivuole sé stesso indietro!





