Il marketing, forse la più spietata delle scienze moderne. Cosa è il marketing? Ci sono tante e tante definizioni che sicuramente gli esperti sapranno meglio di me enunciare con tanto di contorno ideologico e sociologico. Per quel che mi riguarda il marketing non è altro che scienza della persuasione. Ci può anche stare.

Ciò che mi trovo sempre più spesso a rilevare è come, più che un meccanismo di vendita, stia diventando un modello relazionale. Lo schema è semplice: sulla base del “cliente” che ci si trova di fronte si mettono in atto tutta una serie di strategie, quanto più collaudate possibile, per raggiungere nel più breve tempo e nel miglior modo immaginabile lo scopo che ci si è prefissati. Ecco allora che una ragazza od una ragazzo, possono diventare la propria preda, il paziente diventa l’ utente, la comunità celebrante il pubblico, gli studenti dei fruitori. Ancor più rilevante è come, ovviamente, i propri atteggiamenti si modulino sulla base dell’interlocutore in relazione all’immagine che si vuol dare di sé stessi.
Ne sono sicuro, ognuno di noi possiede nel proprio armadio tutta una serie di maschere che all’occorrenza utilizza ed indossa con la stessa disinvoltura con la quale si cambiano i calzini. Certo la complessità che compone la nostra persona difficilmente viene presa in considerazione dagli altri, i quali si limitano spesso a valutare questo o quell’altro aspetto ritenendolo il più importante, affrettandosi quindi ad esprimere un giudizio. Certo in una società del genere facciamo bene a tenerci stretti le nostre maschere. Il pericolo che si corre, tuttavia, non è eliminabile e rimane lì tanto più minaccioso quanto più le maschere ci sono necessarie.
Questo marketing, che ormai ognuno di noi utilizza per potersi vendere il più possibile, rischia sempre più di far scomparire chi realmente siamo, e tra l’altro non bisogna dimenticare che una volta trovato grazie al nostro poderoso ufficio marketing, un acquirente, siamo pur sempre nella società dei consumi e verremo quindi ben presto sostituiti.
Meglio cominciare a ragionare in termini di fair trade basando sull’autenticità la propria campagna pubblicitaria. Quasi certamente non si otterrà un successo planetario destinato a seguire le mode, ma si potrà contare su una cospicua fetta di mercato costituita da fedeli appassionati del genere.





