Spesso, troppo spesso forse, si parla di televisione. Sì perché la televisione è considerata lo specchio della società, il catalizzatore ed il sintetizzatore di un sentire nazionale e di una cultura. Che oggi questo sia ancora vero, ho i miei seri dubbi, che in passato sia stato così, forse potrebbe essere. Certo, finché la televisione insegna agli italiani a scrivere e per la prima volta dona l’ebrezza del rischiare e rischiare tutto, oltre che invitare a cantare, anche non avendo l’età, inneggiando all’amore ed alla spensieratezza, forse, e dico forse, essa può essere il punto focale di una nascente società che ha il bisogno di imparare sé stessa da un mezzo di comunicazione nuovo nel quale si intravede un futuro dai telefoni bianchi.
E’ forse ancora oggi, la televisione, la piazza comune d’incontro di un popolo disseminato in un paese non così grande da giustificarne la propria disorganicità? Guardando ai nuovi mezzi di comunicazione, si potrebbe azzardare che almeno in parte, no.
Dove sono le generazioni attuali? Sicuramente non cercano di imparare silenziosamente il congiuntivo, che per altro hanno dimenticato, davanti ad un teleschermo. I social network ecco la nuova piazza dove certamente si incontrano le persone e per certi versi, è molto meglio che la televisione dove la passività la fa da padrone. Internet però è un mare tempestoso dove chiunque può scegliere la propria bonaccia o la propria bufera senza alcuna commissione di vigilanza a far finta di ripescarti dal fondo di quell’oceano virtuale che ormai è parte integrante della realtà. Le nuove strade, le nuove piazze, viaggiano via cavo, dove ognuno può essere sé stesso e chiunque altro ritrovando il proprio ruolo nella società oppure quell’illusione che prima sognava in ore ed ore davanti la televisione. Da questo punto di vista, ben venga Internet, almeno non piangiamo tutti, ma solo chi è causa del proprio male, come se il male dell’altro, in fondo, non inquini anche l’aria che tutti respiriamo.
Cosa è allora oggi la televisione? Un aggregatore.
Un aggregatore di persone che nella solitudine della propria casa sono un numero, una quantità, uno share. Perché aggregare gente? Semplice, per motivi commerciali. Ogni programma televisivo è uno strumento per mettere insieme persone alle quali propinare innumerevoli spot. Lo spot, ecco cosa è la televisione. Più un programma aggrega persone, più andrà in onda perché gli inserzionisti saranno ancora più interessati a comprare gli spazi.
Come si fa a raccogliere il maggior numero di persone? Con un insegnante che cerca di farti progredire, insegnandoti a scrivere, alfabetizzandoti, con tutti i significati che oggi può avere il termine, oppure con spettacoli assolutamente inconcludenti, ma che incollano al teleschermo senza neanche comprenderne il motivo?
In questo sistema, che non può che portare prima o poi tutti irrimediabilmente a rotoli, la televisione non può dare alla società ciò di cui realmente ha bisogno, perché un popolo ha bisogno di essere educato e certamente, come nei bambini, difficilmente un educatore si accetta immediatamente di buon grado. La televisione fa vedere ciò che il pubblico vuole vedere e questo non è sempre ciò di cui ha bisogno. L’evoluzione di una società, la crescita di menti, di intelligenze, di genialità è in tal modo impossibile. Chi realmente vuol sopperire al ruolo che la televisione dovrebbe avere, ma che ormai ha venduto al migliore offerente, è costretto a cercare altrove, forse nel mare di cui sopra, potendo contare però, solo sulle proprie forze.






