…quello che conta è sentire che va. Citazione scontata dalla celebre canzone di ormai quindici anni fa. Era il 1995, il mondo viaggiava verso il duemila, il nuovo millennio dal quale l’umanità avrebbe ricevuto il futuro, quel futuro che Kubrick pensava sufficientemente lontano, ma che una volta arrivato non è stato altro che un presente come tanti. Goodbye novecento canta qualcuno.
La strada è quella che va e non conta dove arrivi ma l’importante è proprio che vada. L’attenzione per il viaggio, per il cammino, prima ancora della meta è ciò che fa vivere nell’oggi, nel presente. Il presente, come i grandi hanno da sempre sottolineato è tutto ciò che possediamo. Il possesso del presente, che sicuramente viene da ieri ed arriva a domani, ci invita ad usarlo, ad andare.
Ebbene sì, certe notti, ciò che conta è davvero sentire che ci si sta muovendo, che si sta andando da qualche parte, che la secca non ci ha bloccati, che il motore rombi, che la meta, forse incerta, almeno la si sta cercando. Una macchina in movimento è una macchina che può sfrecciare e arrivare subito a destinazione oppure invertire rapidamente la marcia. Una macchina ferma è un monumento oppure un rottame.
Qualcosa il nuovo secolo, ed il nuovo millennio, ha sicuramente regalato agli automobilisti degli anni novanta che convinti di essere arrivati si sono accorti della strada, di quella strada che forse si è abbandonata e che quindi non va più. Il regalo del secolo è sicuramente una strada ancora più grande, globale, che sporgendosi dal passato si proietta nel presente, nell’oggi, nell’adesso che prepara il domani, un nuovo presente.
Non si stava meglio prima, si può solo star bene o star male oggi. In questo periodo di crisi economica, culturale e politica, forse la causa della nostra situazione è da ricercare nella gestione del nostro tempo, del nostro presente: una società che non guarda al passato è sicuramente senza radici ed una società che non guarda al domani è sicuramente senza presente. Questo il nuovo secolo ce lo ha insegnato bene, nell’era dell’informazione e della comunicazione, adesso più di prima, le conseguenza delle proprie scelte si piangono oggi non domani.
Se la strada non va, il problema è proprio questo, non tanto che non si arriverà mai…

